Raganello, la beffa del regolamento fantasma. “Gole sicure” mai entrato in funzione

VIDEO | Il disciplinare che avrebbe potuto impedire la strage di escursionisti era stato approvato dal Consiglio comunale di Civita sette mesi fa ma non è stato mai applicato

di Enrico De Girolamo
mercoledì 22 agosto 2018
14:57
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I familiari delle vittime
I familiari delle vittime

“Gole sicure”. Assume il sapore di una tragica beffa il titolo del regolamento che il Consiglio comunale di Civita ha approvato su proposta della giunta il 26 febbraio scorso, per disciplinare l’accesso alle Gole del Raganello, sul Pollino, dove lunedì sono morte 10 persone e altre 11 sono rimaste ferite. Un bilancio che poteva anche essere più alto, considerando che altri 23 escursionisti sono stati tratti in salvo dai soccorritori.

 

Nel disciplinare - che ostenta gli stemmi dell’Ente Parco del Pollino, del Ministero dell’Ambiente e dell’Amministrazione comunale - sono scritte nero su bianco le regole da seguire per accedere alle Gole. Molti gli obblighi da seguire per un’escursione in sicurezza, a cominciare dall’uso del casco, “per la protezione di cadute dall’alto”. E ancora: è vietato entrare nel canyon senza calzature idonee, meno che mai quindi in ciabatte o sandali, come invece purtroppo avevano fatto alcuni escursionisti travolti dall’onda di piena; è vietato immergersi nel fiume senza una muta che protegga dalle acque gelide; sono vietati l’ingresso e la permanenza nelle gole durante le ore notturne. Ma più di ogni altro, spicca il divieto di accedere senza una guida.

 

Infine, un monito che sembra racchiudere le ragioni della tragedia: per la complessità del tracciato e per le particolari condizioni climatiche, si legge nel regolamento, si vieta l'accesso alle Gole ai minori di anni 10. Ecco: particolari condizioni climatiche. Le stesse sottolineate dai bollettini di allerta meteo della Protezione civile, che da giorni dirama avvertenze di allerta gialla. Un allarme che nessuno poteva recepire perché, nei fatti, nessuno controllava l'accesso nel canyon.

 

La sola presenza del regolamento e le prescrizioni dettagliate che contiene rendono evidente che il Comune e l’Ente parco erano a conoscenza dei pericoli e della necessità di disciplinare l’ingresso nelle gole. Ma quell’atto non ha mai prodotto effetti perché è solo il tassello di un quadro ancora tutto da definire che prevede anche il pagamento di un ticket da parte degli escursionisti.
Ma la natura non aspetta i comodi della burocrazia, né ha riguardo per le carte bollate che da sole non sono in grado di fermare un’onda assassina venuta giù dalla montagna gonfia di pioggia.
«Essere sorpresi in quelle gole da una piena è come ricevere una fucilata, non c’è scampo», afferma Lorenzo Cara, presidente del Club Trekking Rossano Sila-Greca.

 

Sarà la magistratura a dover stabilire se qualcuno ha tirato inavvertitamente il grilletto o se davvero si è trattato di una fatalità inevitabile. Resta il fatto che a 7 mesi dalla sua approvazione, quel regolamento comunale, condiviso con l’ente parco, è restato chiuso nel buio di un cassetto in attesa di terminare il suo iter burocratico, invece di salvare la vita a 10 persone come avrebbe potuto fare.

 

 

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