Libro nero, il Riesame rigetta tutti i ricorsi. Gli indagati restano in carcere

Depositati i provvedimenti con cui vengono respinte le istanze presentate. In cella rimane pure il boss Antonino Caridi. Attesa a breve la decisione per il consigliere regionale Alessandro Nicolò

di Consolato Minniti
23 agosto 2019
17:04
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Sono stati tutti rigettati i ricorsi al Tribunale del Riesame per gli indagati dell’inchiesta “Libro nero”. Le decisioni sono state depositate pochi minuti fa da parte dei giudici. Rimangono in carcere, dunque, il boss Antonino Caridi, Rosa Libri, Saverio Pellicanò, Giuseppe La Porta e Giuseppe Serranò. Si attende ancora, invece, la decisione per una delle posizioni più complesse, ossia quella del consigliere regionale Alessandro Nicolò che è stata discussa nella giornata odierna. 

 

Come si ricorderà, con l’inchiesta “Libro nero” la Dda di Reggio Calabria ha colpito la consorteria mafiosa dei Libri, andando a toccare anche il cuore imprenditoriale con l’arresto dei fratelli Demetrio e Francesco Berna (poi posti agli arresti domiciliari dallo stesso gip), ma anche i contatti politici. Oltre a Nicolò, accusato di associazione mafiosa piena, infatti, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa l’ex assessore regionale, Demetrio Naccari Carlizzi, che risponde a piede libero in quanto il giudice ha rigettato la richiesta di misura custodiale nei suoi confronti. 

 

Nei giorni scorsi il TdL aveva già rigettato la richiesta dell’altro politico implicato, il capogruppo Pd in Consiglio regionale, Sebi Romeo, il quale, però, non risponde di reati di mafia ma di una tentata corruzione con un sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio alla sezione pg della Procura della Repubblica. 

Non rimane, dunque, che attendere la decisione per Alessandro Nicolò al fine di avere un quadro chiaro sotto il profilo cautelare. 

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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