Libro nero, il Tribunale del Riesame conferma gli arresti domiciliari per Sebi Romeo

Respinto l’appello del capogruppo del Pd in Consiglio regionale arrestato per un tentativo di corruzione. Rigettata l’istanza anche per il maresciallo della Gdf che avrebbe fornito notizie riservate in cambio di un’assunzione. Per gli altri indagati udienza fissata per il 21 agosto

di Consolato Minniti
sabato 17 agosto 2019
08:05
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Sebi Romeo
Sebi Romeo

Resta agli arresti domiciliari il capogruppo del Pd in Consiglio Regionale, Sebi Romeo, colto da misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Libro nero”. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza presentata tanto da Romeo quanto dal maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla Procura generale, Francesco Romeo.

Nulla da fare, dunque, per le tesi difensive degli avvocati Natale Polimeni (per Sebi Romeo) e Loris Nisi e Salvatore Morabito (per Francesco Romeo) che, pure, avevano effettuato delle discussioni piuttosto articolate nel corso della lunga udienza tenutasi nei giorni scorsi.


Per i giudici del TdL, infatti, sono evidentemente del tutto legittime le intercettazioni captate tramite il “trojan” installato nel telefono del capogruppo Pd, sebbene l’avvocato Polimeni abbia già più volte rimarcato come, a suo avviso, quel mezzo di ricerca della prova sia in realtà non utilizzabile per indagini che non afferiscono direttamente contesti di tipo mafioso. 

Le accuse a Romeo

E Sebi Romeo, unitamente al sottufficiale della Gdf, non risponde di reati di mafia ma di un tentativo di corruzione che si sarebbe sostanziato nella promessa di un’assunzione, da parte di Sebi Romeo, di una persona segnalata dal maresciallo in un’azienda di autotrasporti, in cambio di notizie riservate sulle indagini che l’ufficiale di polizia giudiziaria avrebbe potuto fornire sfruttando la propria posizione lavorativa. Questi, infatti, è collocato nella sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica, seppur aggregato alla Procura generale.

Una tesi che gli stessi indagati hanno respinto con forza nel loro interrogatorio di garanzia, tenutosi pochi giorni dopo l’esecuzione della misura cautelare. Romeo “il politico” ha infatti affermato di non ricordare neppure di aver incontrato il maresciallo della Guardia di Finanza. Quest’ultimo, invece, pur ricordando un incontro, ha negato con decisione di aver mai fornito notizie coperte da segreto.

Ai due Romeo, dunque, non rimane che sperare nel ricorso per Cassazione per l’annullamento della misura cautelare.

Le altre posizioni

Sul fronte degli altri indagati, le udienze per la discussione delle diverse posizioni sono state fissate per la giornata del 21 agosto prossimo, quando si presenteranno tutti davanti ai giudici del Riesame.

Ricordiamo che, sul fronte politico, spicca la figura di Alessandro Nicolò, tratto in arresto con l’accusa di essere intraneo alla cosca Libri. Risponde a piede libero (e dunque senza possibilità di appellare nulla al Riesame) l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa sempre con la medesima consorteria.

Sul fronte imprenditoriale, invece, vi sono due fra gli imprenditori più in vista della città, Demetrio e Francesco Berna, ritenuti anche loro associati alla cosca Libri.

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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