Terremoto giudiziario a Reggio: arrestato Alessandro Nicolò, Sebi Romeo ai domiciliari

VIDEO | Esponenti politici di primo piano finiti nell’inchiesta. Tra le accuse associazione mafiosa e corruzioneDemetrio Naccari Carlizzi indagato per concorso esterno. Nel mirino anche gli imprenditori Francesco e Demetrio Berna

di Consolato Minniti
31 luglio 2019
08:29
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Nicolò e Romeo
Nicolò e Romeo

È un vero e proprio terremoto politico-giudiziario quello scoppiato oggi con l’esecuzione dell’inchiesta “Libro nero”. La Dda di Reggio Calabria, infatti, ha arrestato 17 persone, fra cui figurano politici di spicco della Regione Calabria, nonché imprenditori di particolare rilievo.

I politici coinvolti

Nell’elenco degli indagati, infatti, compaiono, l’attuale capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Sebi Romeo (finito ai domiciliari), l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi (indagato a piede libero) ed Alessandro Nicolò (finito in manette).

 

Nello specifico, Nicolò è accusato di associazione mafiosa, quale referente politico delle sue articolazioni territoriali (in particolare cosche Libri e De Stefano-Tegano) stringendo uno stabile e permanente accordo con gli esponenti di tali consorterie mafiose e assicurando benefici di vario genere.

 

Demetrio Naccari Carlizzi, cognato del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché, secondo l’accusa, in occasione delle competizioni elettorali per il rinnovo degli organismi elettivi delle istituzioni comunali e regionali, chiedeva e riceveva, per sé o per altri candidati da lui indicati, i voti raccolti dai rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta.

 

Come controprestazione, Naccari assicurava la sua disponibilità per garantire ai rappresentanti di quelle articolazioni di ‘ndrangheta l’aggiudicazione di appalti, la risoluzione di problematiche di vario genere presso la pubblica amministrazione, l’assunzione in enti pubblici o privati di affiliati o comunque di soggetti vicini al sodalizio, oltre all’inserimento in prestigiosi circuiti politico-relazionali.

 

Sebi Romeo, invece, è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio insieme ad un maresciallo della guardia di Finanza, Francesco Romeo. Questi, chiedeva a Sebi Romeo di far assumere una persona in una locale impresa di trasporti ed autolinee ed in cambio gli prometteva di fornirgli informazioni, coperte da segreto istruttorio, relative a procedimenti pendenti presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Gli imprenditori

Ma nel mirino della Dda ci sono anche grossi imprenditori della città reggina. Si tratta di Francesco e Demetrio Berna (il primo presidente Ance Calabria), ritenuti «imprenditori di riferimento della cosca Libri». Essi, a giudizio della Dda, investivano e riciclavano (in Calabria e nel territorio nazionale) capitali del sodalizio mafioso, garantendone una parte dei profitti; inoltre avrebbero agevolato l’espansione economico-imprenditoriale della cosca, tramite subappalti, commesse, affidamenti, accordi societari con i suoi rappresentanti. Così potevano ottenere la possibilità di eseguire lavori edili e di avviare attività commerciali nell’area reggina, godendo della protezione della cosca. Ai domiciliari è finito anche l'avvocato Giuseppe Putortì, già coinvolto nel processo "Rifiuti 2".

Tutti i coinvolti

In carcere


1. Antonino Caridi
2. Giuseppe Libri
3. Rosa Libri
4. Saverio Pellicanò
5. Gianpaolo Sarica
6. Giuseppe Serranò
7. Giuseppe La Porta
8. Demetrio Berna
9. Francesco Berna
10. Stefano Sartiano
11. Alessandro Nicolò
12. Antonio Zindato

 

Ai domiciliari


1. Giuseppe Putortì
2. Giuseppe Demetrio Tortorella
3. Sebastiano Romeo
4. Francesco Romeo
5. Concetto Laganà

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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