“Libro nero”, dalle carte dell’inchiesta spunta il nome di Giuseppe Scopelliti

VIDEO | Anche l’ex governatore (che non è indagato) ebbe rapporti con Mimmo Tortorella, il “riservato” della cosca Libri. Dalla segreteria per la prima corsa a sindaco alla nomina del fratello alla Recasi. E poi la ricostruzione dei rapporti per volere dei vertici della cosca

di Consolato Minniti
lunedì 19 agosto 2019
07:27
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Giuseppe Scopelliti
Giuseppe Scopelliti

«Appare di tutta evidenza che la nomina a membro del Consiglio di amministrazione della Recasi di Francesco Tortorella, da parte di Giuseppe Scopelliti, aveva costituito il frutto di un preciso accordo di scambio elettorale preso prima delle consultazioni comunali del 27 maggio 2007, tra l’allora candidato sindaco e Giuseppe Demetrio Tortorella». Spunta anche il nome dell’ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, nell’inchiesta “Libro nero” che ha coinvolto diversi imprenditori e politici con l’accusa di essere intranei o vicini alla cosca Libri. Scopelliti, ad oggi, non risulta iscritto nel registro degli indagati. Il suo nome, però, compare all’interno del carteggio dell’inchiesta depositato agli atti ed a disposizione delle parti. E, nello specifico, all’interno di una informativa della Squadra mobile di Reggio Calabria.

Le conversazioni di Mimmo Tortorella

Fulcro di tutto il materiale raccolto è sempre lui: il dentista Mimmo Tortorella, personaggio che, ormai è chiaro, intratteneva rapporti con politici di tutti gli schieramenti, indipendentemente dal colore e dalla collocazione. Tortorella, tuttavia, viene indicato dagli inquirenti come soggetto riservato affiliato alla cosca Libri di Cannavò, dunque in grado di fare da collettore di voti proprio per la consorteria mafiosa. Come si è visto, diversi sono stati i contatti registrati, ad esempio, con Demetrio Naccari Carlizzi che, nell’inchiesta “Libro nero”, risponde a piede libero del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, proprio a causa degli accordi che, a giudizio della Procura, sarebbero stati presi in più occasioni. Ora, dalle carte, emerge come Tortorella avesse anche interessi e contatti con il centrodestra reggino.

 

Una prima conversazione interessante è quella del 22 agosto 2016, nel corso della quale Tortorella dialoga sempre con Stefano Sartiano circa la possibile emissione di provvedimenti restrittivi relativi ad indagini sul cosiddetto “Decreto Reggio”. Tale inchiesta, però, non preoccupava molto Tortorella, non avendo egli cointeressenze dirette. Questi, invece, temeva maggiormente le strategie che erano state poste in essere per l’elezione di Scopelliti a sindaco.

«Ho appoggiato Naccari e Scopelliti mi ha fatto un culo così…»

È nel corso di una conversazione ambientale intercettata, alla presenza, oltre che di Tortorella, anche di Pino Tursi Prato, che il dentista ricostruisce nei dettagli come andarono quelle elezioni. A suo giudizio, la designazione di Scopelliti avvenne per favorire Alberto Sarra che, nel corso delle elezioni regionali del 2000, era stato il primo dei non eletti in consiglio regionale. In occasione di quelle consultazioni elettorali, come ricostruito dagli investigatori, Tortorella fornì a Scopelliti i locali della segreteria politica ed i relativi arredi, ma non appoggiò ufficialmente la candidatura dell’ex sindaco, poiché era impegnato con Demetrio Naccari Carlizzi. Tale mancato supporto provocò un risentimento di Scopelliti che, una volta eletto governatore della Calabria, tentò di revocare la convenzione dello studio medico.

 

Eloquente è il racconto che Tortorella fa di quei momenti così importanti per lui: «Paolo (Romeo, ndr) con Valentino e Pirilli, Pirilli non poteva vedere a Scopelliti e Scopelliti allora era assessore alla formazione, non so se tu ti ricordi allora stavano tentando di fare una società esterna dove affidare tutta la formazione e questa cosa Pirilli la digeriva male per cui voleva smobilizzarla e ti dico io c’è pure un passaggio dove io ho chiamato Crea dicendo se voleva cambiare l’assessorato, quello aveva lo sport e le cose, di prendersi la formazione e dargli lo sport a Scopelliti e Crea che è un cretino non ha capito non ha accettato, poi Scopelliti ha visto il coso e si è fermato là. Allora da qui Valentino, Scopelliti… Valentino Sarra e Pirilli lavoravano per la candidatura a sindaco di Scopelliti perché prima si era candidato Franco, Antonio Franco, e lo avevano bruciato, lo avevano spaccato tutto. A questo punto nasce questa cosa, quando questo riescono a convincerlo io mi chiamo fuori perché, perché io gli do le chiavi, perché le chiavi della segreteria quella sul Corso se ce l’avevo io, con le mie scrivanie, le mie cose, tutto, perché io votavo Naccarli, perlomeno ufficialmente, perché mi aveva sistemato a mio fratello Totò, per cui non gli posso dire non ti voto, no? Allora io così, e gli do le chiavi a lui e ci siamo litigati, tu devi pensare che il primo atto che fa Scopelliti quando poi passato il sindaco va alla Regione, mi caccia a me dalla presidenza del commissariamento dei bergamotti, mi ha tolto dieci milioni al mese, dieci mila euro al mese, mi caccia e mi fanno una lettera di revoca della convenzione. Io l’ho preso a fianco a me e gli ho detto ti faccio polvere perché tu non mi puoi cacciare il lavoro, lascia fottere l’incarico politico ma qua, poi l’abbiamo aggiustata ho fatto una domanda tipo un ricorso e me l’hanno diciamo ri…integrata, però mi ha fatto un culo così in due minuti, se non ero uno che sapeva reagire mi avevano rovinato».

La promessa mantenuta di Scopelliti

Tuttavia, Tortorella riconosce a Scopelliti di aver mantenuto la parola data, con la nomina di suo fratello Francesco alla Recasi: «Dopo di questo voglio dire, nel tempo, ho parlato un poco, ho aggiustato, ho cercato di fare, di vedere così, abbiamo fatto noi la lista dei socialisti italiani con Mario Laface, lui mi aveva detto che mi dava un incarico e me lo ha dato, gliel’ho dato a mio fratello, quello alla Recasi, Franco».

Di questa promessa mantenuta, Tortorella ne parla con un altro interlocutore, di nome Domenico, il quale si rammarica del fatto che Franco Tortorella non avesse sfruttato l’inserimento in un non meglio specifico consiglio (quello della Recasi, indicano gli investigatori). Tortorella, allora, spiega che, nonostante il tentativo di interferenza dell’ex assessore Giuseppe Martorano, l’accordo preso con Scopelliti prevedeva che, nel momento in cui se ne fosse presentata l’opportunità, a Tortorella sarebbe spettata la nomina in un Ente: «Non è, non sa perché lui, allora lì abbiamo fatto (inc) un altro poco mi ero bisticciato pure con tuo padre…. Per il fatto di mio fratello no, perché il patto era, fatto prima no.. Che se c’era un qualcosa mi toccava a me… e voglio dire non potevamo così, anche perché Peppe Scopelliti gli ha detto qui davanti a me, se glielo hai detto quella cosa è di Tortorella, per cui non venire a mettere niente che io gliela do a Tortorella e diciamo che tuo padre ha sostenuto poi questa tesi quando Martorano mi diceva… (inc)».

L’infiltrazione nella politica

L’episodio che chiama in causa Scopelliti permette, a giudizio degli investigatori, di chiarire come Tortorella fosse riuscito ad infiltrarsi all’interno degli ambienti politici di Reggio Calabria. Lui che, affiliato riservato alla cosca Libri, si interfacciava costantemente con Stefano Sartiano, ritenuto rappresentante dei vertici della consorteria.

 

Siamo al 4 aprile 2016 e Sartiano, in previsione di una possibile assoluzione di Scopelliti dal caso Fallara, invita in maniera perentoria a riallacciare personalmente e senza intermediari, compreso Paolo Romeo, i rapporti con l’ex governatore: «Mimmo ma a Peppe lo hai visto? Sì ma vedi di metterti sotto non mandargli “mbasciata” con nessuno specialmente con Paolo… Da Peppe devi andare! Sai perché Mimmo? Hai capito Mimmo perché devi andare? Perché, cioè se si aggiustano le cose, tu ti puoi salvare in una sola maniera, e secondo me se lui si aggiustano le cose, lui ti sa… ti salva a te. Dopo tutto quello che ha fatto, dopo che lo hanno abbandonato tutti, ti salva, prendi le mie parole vai… una volta la settimana… vai perché le cose si aggiu… vedi che a Peppe lo assolvono». La risposta di Tortorella è chiara «Ora vado… ora vado… inc… se lo assolvono si salva, sennò no». Scopelliti, com’è noto, non fu assolto ma condannato. E purtuttavia, a giudizio di Sartiano, bisognava stare vicini a lui perché, al massimo, non avrebbero perso nulla. L’obiettivo, dunque, era infiltrarsi nella pubblica amministrazione e, sebbene ritenessero Naccari l’unico che non li avrebbe abbandonati, diventava importante riallacciare i rapporti con Scopelliti in vista di una possibile assoluzione.

«Non sai se ho votato a Naccari, gli amici miei hanno votato te»

È, dunque, molto importante per Sartiano ricucire i rapporti con Scopelliti, tanto da chiedere sempre a Tortorella se si fosse organizzato per andare a trovarlo. Questi risponde di sì e aggiunge anche quali sarebbero state le argomentazioni per approcciare l’ex governatore: «L’ho pensato pure io che vado, no vado e gli parlo chiaro, gli dico tu te la sei messa, te la sei presa con me? Io sono venuto due volte, sono venuto tre volte, sono venuto quattro volte, ora prima che incominciamo di nuovo, te la sei presa con me ed io ti ho dato la chiave, te la sei presa con me ed io ti ho dato questo e tu dovevi semplicemente pensare che io sono una persona onesta e per bene che ti ho rispettato, perché se io non ti ho votato all’epoca, ma ti ho dato le chiavi della sede, ti ho dato le mie sedie, ti ho dato la mia scrivania che me l’hai fottuta pure la scrivania, io non potevo fare a meno perché a me Naccari mi doveva favorire e se io tradivo a Naccari… Peppe è inutile che mi consideri pezzo di merda. Poi non sai però se ho votato a Naccari, perché se gli amici miei hanno votato a te vuol dire che io non, non ho votato a Naccari… No che ero con Naccari cioè nel senso, nel senso non sono andato a… a disturbarti, ho fatto la politica dei fatti miei». La risposta di Sartiano era eloquente; «Esatto, incastralo, metti le carte sopra il tavolo».

«Mi ha detto di andare a trovarlo»

È sempre Sartiano a chiedere notizie sui rapporti con Scopelliti, pochi giorni dopo. Tortorella spiega al suo interlocutore di averci parlato, ma che lui sta a Roma per tre giorni per fare il partito. «Mi ha detto di andare a trovarlo – afferma Tortorella – sai dove riceve? Da Porcelli, avvocato Porcelli, accanto… di fronte la posta. Quello là di Reggio Futura, avanti». E proseguiva spiegando che Scopelliti era circondato sempre dai medesimi soggetti, ad esclusione di Franco Zoccali: «Zoccali non si vede, forse si è buttato, quello che mi dicevano, verso il Pd o… (inc)…».

Nel prosieguo delle conversazioni, siamo al 3 maggio 2016, Sartiano si accerta nuovamente se Tortorella avesse iniziato a frequentare la sede. La risposta è affermativa: «Niente, ieri sera abbiamo avuto una riunione, mi ha chiamato Scopelliti, abbiamo avuto una riunione (inc) Arena, Agliano, Daniele Romeo». Il progetto di riallacciare i rapporti con l’ex governatore poteva dirsi completato.

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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