Oliverio e la guerriglia sulla sanità. Un danno solo per i calabresi

Siamo nuovamente nel baratro della guerriglia istituzionale che il governatore conduce in un clima di debolezza politica senza un partito, con un indice di gradimento da parte dei calabresi ai minimi storici e con uno scarso appeal nel merito della questione. Sulla nomina dei manager della sanità, infatti, il presidente ne fa una questione di prerogative

di Pasquale Motta
sabato 19 gennaio 2019
13:11
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Giulia Grillo e Mario Oliverio
Giulia Grillo e Mario Oliverio

Non erano bastati oltre quattro anni di scontri con l’ex commissario Massimo Scura e il presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio. Tensioni, accuse reciproche, minacce inattuate di proteste eclatanti, un teatrino che, alla fine, è sfociato nel vuoto cosmico. Il commissario Scura è stato rimosso ma Oliverio non è stato nominato commissario. Una battaglia persa. Una sconfitta già sancita con il risultato elettorale del 4 marzo e consolidata dal varo del governo giallo/verde.

 

Il governatore bene avrebbe fatto a mettersi l’anima in pace e, ragionevolmente, intraprendere la strada della corretta coabitazione con i nuovi titolari della politica nazionale. E, invece, no. Chiuso un fronte di guerra, Oliverio ha pensato bene di aprirne un altro, questa volta con  il ministro della Sanità. A cosa servirà questa nuova guerra? Assolutamente a niente, se non a produrre nuovi danni. E, d’altronde, la sanità in questi anni ha avuto l’oscillazione del gambero. Un passo avanti e due indietro. Basta dare un’occhiata allo stato dell’arte che ci offrono studi e rapporti.

 

Al 31 dicembre 2013 il disavanzo sanitario della Regione Calabria era di 31 milioni di euro, con una riduzione di spesa pari a 232 mln rispetto al 2009. Ad oggi il deficit sanitario regionale, con la gestione del commissario Massimo Scura, da stime del tavolo ‘Adduce’ ammonta a 150 mln. Dato confermato dall’attuale governatore Mario Oliverio. Un paziente su sei emigra verso le strutture del centro nord per cure e ricoveri. Secondo il rapporto  presentato a luglio da  "Una misura di Performance dei Servizi Sanitari Regionali del Centro Studi Crea Sanità" dell’Università di Roma Tor Vergata Sanità,  emerge un  quadro  a velocità completamente diverse tra Nord e Sud, con la Calabria che permane nell'area «critica, e nel quale è stato rimarcato un forte gap Nord-Sud. La nostra regione  è  all’ultimo  posto  nella classifica del monitoraggio dei LEA pubblicata dal Ministero della Salute e raggiunge un punteggio inferiore rispetto all’anno precedente. I risultati della Griglia LEA 2017, diffusi in questi giorni dal Ministero della Sanità, infatti, ci offrono un quadro chiaro sulla sanità italiana: le regioni del sud annaspano ancora con qualche piccola eccezione. Il Piemonte guida le otto Regioni che ottengono un punteggio superiore a 200, altre otto raggiungono il livello minimo accettabile (tra 200 e 160) mentre per cinque Regioni il punteggio è inferiore a 160. Di quest’ultime noi siamo il fanalino di coda.

 

La Pubblica Amministrazione calabrese viene considerata la peggiore d’Europa. Secondo la classifica stilata dalla Cgia di Mestre, la Calabria si piazza agli ultimi posti d’Europa per la qualità e l’efficienza della sua struttura burocratica. Tanto da far dire al presidente di Confesercenti Reggio che "se già questi dati sono sconfortanti in termini nazionali, figuriamoci in Calabria dove risultano di gran lunga i peggiori e si aggiungono alle tasse altissime, ai servizi inefficienti, al sistema infrastrutturale in larga parte insufficiente, alla sanità che non garantisce i livelli essenziali di assistenza".

 

In un quadro così drammatico, vogliamo supporre che il presidente della Giunta regionale calabrese si accolli la sua quota di responsabilità politica e amministrativa. E, dunque, con un contesto così disastroso, soprattutto per i calabresi, ci chiediamo:  era propria necessaria una nuova e rovinosa guerra tra il presidente Oliverio e il resto delle istituzioni sul terreno della Sanità? Non sarebbe stato più utile e saggio, invece, instaurare un responsabile clima di collaborazione con il neo commissario Cotticelli e con il ministro della Salute Grillo? E, d’altronde, la signorilità e la correttezza istituzionale che avevano contraddistinto il comportamento del generale Saverio Cotticelli, lasciavano presagire un nuovo clima. E, invece, siamo nuovamente nel baratro della guerriglia istituzionale. Una guerriglia che Oliverio conduce in un clima di debolezza politica e istituzionale, senza un partito, con un indice di gradimento da parte dei calabresi ai minimi storici e con uno scarso appeal nel merito della questione. Sulla nomina dei manager della sanità, infatti, il governatore ne fa una questione di prerogative. Questione forse giusta nella forma, ma estremamente debole politicamente.

 

Infatti, se anche fosse vero che le nomine dei direttori generali nelle Asp siano una prerogativa del Governatore, è altresì, altrettanto vero, che una grande performance nelle Asp, i manager nominati da Oliverio in questi anni non l’hanno fatta.  Vogliamo parlare dell’Asp di Catanzaro che rischia di essere commissariata per infiltrazione mafiosa, dello stato di ingovernabilità dell’ASP di Reggio Calabria o dello stato dei conti dell’Asp di Cosenza? Forse, dunque, bene avrebbe fatto Oliverio ad accettare la richiesta del ministro Giulia Grillo di condividere con il commissario Cotticelli la nomina dei manager. Una guerra inutile quella di Oliverio, oltre che dannosa per i calabresi che pretendono una sanità che abbia gli stessi livelli del resto del Paese. Una pretesa che ormai ha assunto i contorni dell’utopia.

 

Pasquale Motta

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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