I cari parenti di Saverio Strati racconta una Calabria che vorrebbe cambiare ma si accontenta di esistere così com’è. Il romanzo meriterebbe una nuova edizione
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I cari parenti, protagonisti dell'omonimo romanzo che Saverio Strati pubblicò nel 1982 per Mondadori, parlano spesso tutti insieme e nessuno di loro ascolta: ne viene un cicalio, fitto e vivace, come quello prodotto da una mandria. A finirne travolta è spesso la donna, “tenuta in casa come una capra da mungere, come un'asina da bardare, come una vacca da aggiogare”.
I parenti e le loro risoluzioni senza testa sono la peste, “il malodestino”, per Mariarosa, la sterile e non più giovanissima zia del narratore che, in virtù di un'inaspettata eredità da una lontana comare americana, ritiene di potersi scegliere liberamente l'uomo da sposare. Ma per il padre, e non soltanto per lui, non è che “una gallina che ha l'uovo storto” alla quale le cose vanno ripetute più volte perché le possa comprendere. Zia Mariarosa, dal canto suo, proprio non riesce a capire che il matrimonio potrebbe essere la sua tomba e che i soldi che possiede finirebbero nelle mani di estranei.
A Colleverde, forse trasposizione immaginaria di Sant'Agata del Bianco dove Strati nacque nel 1924, si consuma il divertente e quasi farsesco confronto con la famiglia dell'ultimo pretendente, destinato, come i precedenti, a fallire miseramente sotto i colpi del destino. La scena, fitta di dialoghi, mostra con poesia come tale destino possa essere impassibile e beffardo e vale da sola l'intero romanzo per il modo in cui lascia trasparire in controluce l'immagine di una Calabria che, magari, desidera anche cambiare, mutare la propria condizione, ma che, alla fine dei conti, si accontenta di restare così com'è: l'ambiente e il destino, riflette Mariarosa, sono la medesima cosa, sono facce di una stessa medaglia di fronte alla quale anche i suoi sogni di donna devono infrangersi: “Il pane è bruciato, le ciambelle storte e proprio brutte, e il pupo che avevo impastato e modellato con tanta cura volato, scomparso, non visto più nel forno”.
Termina proprio così il sogno premonitore che Mariarosa fa la notte prima della lunga scena che chiude il romanzo. In essa, ancora una volta, “tutti parlano come una sola persona”, parlano tutti insieme come cornacchie: l'immagine, è vero, è un efficacissimo e amaro inno alla rassegnazione, ma privo di quella lacrimosa nostalgia che muove dai vaghi sogni della nostra storia più recente.
Nel 2010 Pellegrini ha ristampato I cari parenti che, pur risultando ancora in catalogo, meriterebbe una nuova edizione, magari a opera di Rubbettino che sta riproponendo diversi romanzi dell'autore scomparso a Scandicci nel 2014.