Attirato in una trappola e ucciso a colpi d'arma da fuoco. Così, secondo quanto ricostruito dalla Dia di Catanzaro, che stamani ha arrestato 5 persone, nel settembre 2001 fu ucciso Massimo Speranza, detto "il Brasiliano", il cui cadavere non fu mai ritrovato. Gli arresti sono stati eseguiti al termine di indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che ha chiesto e ottenuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di del capoluogo calabrese. 

Lupara bianca a Cosenza, i nomi degli arrestati

Questi i nomi delle persone arrestate: Giovanni Abruzzese, alias il Cinese; Luigi Bevilacqua, assolto di recente nel processo Reset; Armando Abbruzzese; Fioravante Abbruzzese “Banana”, padre di Luigi, Nicola, Antonio, Celestino, Marco e Francesco.

Le dichiarazioni dei pentiti Bruzzese e Acri

Le misure cautelare sono frutto degli approfondimenti investigativi delegati al personale del centro operativo Dia di Catanzaro, imperniati sulle analisi e riscontri di dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia che hanno consentito di ricostruire le diverse fasi dell’omicidio e delineare i ruoli rivestiti dai presunti responsabili, mandanti ed esecutori dell’omicidio, commesso con le modalità della “lupara bianca”. Le indagini, infatti, fanno leva anche sulle dichiarazioni di Franco Bruzzese e Nicola Acri, entrambi collaboratori di giustizia.

Il contesto mafioso

Speranza, 21 anni, scomparso l’11 settembre del 2001 senza lasciare alcuna traccia, sarebbe stato ucciso nel contesto mafioso riconducibile alla cosca degli Zingari di Cosenza con l’avallo dell’articolazione ‘ndranghetistica degli zingari di Cassano Ionio (Cs), in quanto la vittima, pur abitando in via Popilia a Cosenza, zona caratterizzata da una forte presenza Rom, era ritenuto molto vicino al clan contrapposto degli “italiani” e sospettato di aver divulgato informazioni riservate riguardanti il gruppo Rom.


Nella città dei bruzi, in quel periodo, c'era una forte contrapposizione tra il clan dei Rom e quello degli italiani, nel cui contesto avvenne la strage di via Popilia, avvenuta dell’11 novembre 2000. Speranza, sospettato di essere una spia, sarebbe stato attratto in una trappola, dai presunti responsabili dell’omicidio che lo condussero da Cosenza nella zona di Cassano allo Ionio, con il pretesto di fargli testare una partita di stupefacente di particolare qualità. In particolare, partiti da Cosenza, dopo una breve sosta a Lauropoli, Speranza sarebbe stato condotto ad Apollinara e, da qui, a San Demetrio Corone, dove fu raggiunto da colpi di arma da fuoco con il successivo occultamento del cadavere.