Processo Frontiera, chieste condanne per oltre 400 anni di carcere

Per il boss Franco Muto i pm Vincenzo Luberto e Romano Gallo hanno avanzato la richiesta di 20 anni di carcere, così come per Antonio Mandaliti e Pier Matteo Forestiero. Ma Luigino Valente, Vito Gallo ed Emilio Iacovo rischiano una pena ancora più pesante

di Francesca  Lagatta
lunedì 10 giugno 2019
20:16
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Nell’angolo a destra, un’immagine del boss cetrarese Franco Muto
Nell’angolo a destra, un’immagine del boss cetrarese Franco Muto

Sono pesantissime le richieste di condanna per gli imputati del processo ordinario di "Frontiera", l'inchiesta antimafia che all'alba del 19 luglio del 2016 sgominò il potentissimo clan del boss cetrarese Franco Muto con una vasta operazione dei carabinieri. Le richieste sono state avanzate dai pm Vincenzo Luberto e Romano Gallo in servizio alla Dda di Catanzaro. Il processo si sta celebrando al tribunale di Paola, dove tra qualche giorno è attesa la pronuncia della sentenza di primo grado.

Le richieste di condanna

I pubblici ministeri hanno chiesto: 24 anni per Vito Gallo ed Emilio Iacovo; 22 anni per Luigino Valente; 20 anni per Antonio Mandaliti, Franco Muto Pier Matteo Forestiero; 13 anni per Davide Bencardino, Pier Paolo Bilotta, Gino Caroprese, Enzo Casale, Giuseppe Crusco, Gaetano Favaro, Amedeo Fullin, Alexander Tufo Antonio Pignataro; 12 anni per Antonio Abbruzzese, Vincenzo CampagnaMaurizio Rango Andrea Ricci; 11 anni per Giuseppe Antonuccio, Giorgio Ottavio Barbieri, Agostino Bufanio, Luigi Carrozzini, Simone Chiappetta, Cono Gallo, Agostino Iacovo Simone Iannotti; 10 anni per Massimo Longo; 6 anni e 2 mesi per Angelo Chianello; 6 anni per Giuseppe Candente, Alessandra Magnelli e Simona Maria Assunta Russo; 5 anni per Giuseppe Calabria, 1 anno e 8 mesi per Maria Iacovo, Laura Maccari e Mariangela Tommaselli; 1 anno e 4 mesi per Marco Carrozzini e Michele Rizzo.

Le assoluzioni

I due pm hanno chiesto anche le assoluzioni per Francesca Barbieri e Fabrizio Vitale.

In attesa della sentenza

La sentenza del processo di primo grado arriverà a pochi giorni dall'inizio del processo d'Appello per gli imputati della medesima inchiesta che hanno scelto il rito abbreviato, cioè la procedura che non prevede la fase dibattimentale e si basa sugli atti in possesso del Pubblico ministero. Per questi, la prima udienza si è svolta nelle aule di giustizia a Catanzaro lo scorso 20 maggio.

 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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