Processo Frontiera, il 20 maggio via al processo d'Appello

La decisione riguarda gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. L'inchiesta condotta dalla Dda catanzarese culminò in una vasta operazione che portò all'arresto di una sessantina di persone tra cui i vertici dei clan di Cetraro

di Francesca  Lagatta
mercoledì 8 maggio 2019
10:15
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Per molti degli imputati nell'inchiesta Frontiera tra pochi giorni avrà inizio il secondo capitolo della saga giudiziaria. Il prossimo 20 maggio, infatti, si terrà la prima udienza del processo d'Appello nelle aule di giustizia di Catanzaro. La notizia riguarda soltanto coloro che hanno scelto il rito abbreviato, cioè la procedura che non prevede la fase dibattimentale e si basa sugli atti in possesso del Pubblico ministero. Per loro il primo processo si è concluso con una sentenza emessa dal Gup Antonio Battaglia a giugno dello scorso anno, mentre per tutti gli altri imputati il processo di primo grado, ancora in corso, si sta svolgendo con rito ordinario al tribunale di Paola.

 

L'inchiesta condotta dalla Dda catanzarese culminò in una vasta operazione, condotta all'alba del 19 luglio del 2016, in cui vennero arrestate una sessantina di persone, tra cui il capo del clan 'ndranghetistico di Cetraro, Franco Muto, i figli Luigi, Mary e Sandra, la moglie, Angelina Corsanto, e il genero Andrea Orsino. Tutti, tranne l'anziano boss, hanno scelto il procedimento del giudizio abbreviato, finendo condannati.

Il Comune di Cetraro ancora parte civile

Come già avvenuto nella prima fase, anche nel secondo grado di giudizio il Comune di Cetraro, guidato da Angelo Aita, si costituirà parte civile per vedersi risarciti dagli imputati i danni morali e d'immagine arrecati ai cittadini e alla città tirrenica. Il Gup di Catanzaro, a tal proposito, ha già condannato gli appellanti a versare nelle casse dell'ente comunale una somma pari a € 90.000,00. Come già accaduto il 22 maggio 2017, anche stavolta l'incarico legale è stato affidato all'avvocato cetrarese Beniamino Iacovo.

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.

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