Processo Frontiera, il boss Muto sugli affari: «Ho fatto 13 al Totocalcio»

Il 79enne, detenuto al 41 bis nel carcere di Opera, è considerato capo dell'omonima cosca di 'ndrangheta. Nel corso dell'ultima udienza ha respinto tutte le accuse di coinvolgimento in attività illecite 

di Francesca  Lagatta
5 giugno 2019
15:53
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Il boss Franco Muto
Il boss Franco Muto

Il 79enne cetrarese Franco Muto, detenuto al 41bis nel carcere di Opera dal 19 luglio 2016, non ci sta a passare per lo spietato e sanguinario boss a capo dell'omonima cosca di 'ndrangheta di cui parlano le indagini della magistratura ormai da decenni. Nonostante sia il principale imputato del processo Frontiera, scaturito da una inchiesta della Dda di Catanzaro, continua a dichiararsi estraneo a certi giri loschi che gli avrebbero fruttato una pioggia di denaro. Così, quando durante l'ultima udienza al tribunale di Paola il pm Vincenzo Luberto gli ha chiesto di parlare delle recenti attività commerciali legate alla vendita del pesce, il capocosca, altrimenti detto "ù luongo" o "re del pesce", ha spiegato di aver avviato una nuova impresa nel 2003 dopo aver centrato il "13" al Totocalcio, il noto concorso a premi in cui si vince indovinando gli esiti delle partite di calcio. Secondo il racconto del boss cetrarese, intervenuto tramite videoconferenza, la previsione azzeccata gli valse la bellezza di 330 milioni delle vecchie lire e fu grazie a questa cifra che poté continuare a campare la sua famiglia, in quel periodo ridotta in ristrettezze economiche a causa del sequestro della storica "Eurofish", l'azienda di vendita all'ingrosso di prodotti ittici freschi e congelati intestata poi al genero Andrea Orsino.

«Sono stato assolto molte volte»

Al fine di rimarcare la sua innocenza nel processo che lo vede alla sbarra per associazione a delinquere di stampo mafioso, al termine delle domande del pubblico ministero, l'anziano boss ha specificato che nel corso degli anni ha ottenuto anche numerose assoluzioni rispetto alle accuse mosse dalla magistratura. Una su tutte, quella relativa all'omicidio di Giannino Losardo, avvenuto il 21 giugno 1980. La vittima era un consigliere comunale di Cetraro eletto tra le file del Partito comunista, nonché attivista antimafia e segretario capo della Procura della Repubblica di Paola. Per il suo delitto, Franco Muto venne rinviato a giudizio con l'accusa di esserne il mandante, ma la vicenda giudiziaria si conclude per l'imputato con una sentenza definitiva di piena assoluzione.

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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