Il 14 giugno 2020, alle dieci di sera, un’auto viene data alle fiamme a Cariati. L’incendio è doloso e si potrebbe pensare a un atto intimidatorio della criminalità locale. In realtà il messaggio che si voleva mandare con quel danneggiamento non partiva da Cariati ma da Parma e il gesto rischia di creare un significativo incidente diplomatico con la ‘ndrina cariatese.
Ma procediamo con ordine.

Due giorni dopo l’atto intimidatorio gli investigatori della Squadra Mobile di Catanzaro – che hanno svolto l’indagine Boreas sulla ‘ndrina di Cariati – registrano una conversazione ritenuta molto rilevante tra Aldo Marincola – nipote del boss ergastolano Cataldo Marincola e figlio del defunto Francesco Marincola – e Giorgio Greco, considerato il capo promotore della ‘ndrina di Cariati.
Marincola spiega di essere stato lui a bruciare l’auto della sorella di un imprenditore di origine cariatese operante a Parma perché questi non gli avrebbe dato le somme di denaro pattuite tra i due.

Marincola spiega a “zio Giò” di essersi rivolto all’imprenditore facendosi promettere che avrebbe aiutato la sua famiglia nel periodo in cui lui sarebbe stato recluso, avendo ricevuto una condanna ad 8 anni di reclusione nell’ambito del processo Stige. Pur rassicurandolo, l’imprenditore non aveva rispettato i patti rinviando con delle scuse i pagamenti. Ma a mandare su tutte le furie Marincola era stato il fatto che l’imprenditore si era fatto negare nel momento in cui lo aveva mandato a chiamare tramite suo cognato.
Questo sgarbo gli aveva fatto venire in mente di bruciargli la casa.

Il ragionamento di Marincola non fa una piega agli occhi di Giorgio Greco il quale, però, lo ammonisce: doveva essere preventivamente avvertito di ogni azione violenta si intendesse perpetrare sul suo territorio.
Anche per evitare guai a lui e ai suoi sodali.

L’esempio è presto fatto: se Greco e i suoi uomini, Olindo Celeste e Giulio Graziano (che era anche sottoposto alla sorveglianza speciale), fossero stati trovati insieme nel momento in cui avveniva un evento delittuoso del quale erano all’oscuro, sarebbero stati arrestati. Si sarebbero trovati coinvolti in vicende delle quali non sapevano niente.

Greco e Marincola raggiungono un patto: il ragazzo in futuro avrebbe avvertito prima.
Greco, dal canto suo, gli assicura che chiunque lo avesse “toccato” avrebbe fatto un torto anche a lui e che un nemico di Marincola sarebbe diventato anche nemico di Greco.
Aldo Marincola ricorda a «zio Giò» che proprio lui, figlio del fu Francesco Marincola e nipote del boss Cataldo Marincola, invece di stare a fare il padrone nel cirotano, si era fatto le valige e se ne era andato a Parma per non creare problemi all’organizzazione.