Scura sposta 23 mln dagli ambulatori alle cliniche, il Tar annulla: «Eccesso di potere»

Bocciati due decreti in materia di budget per le strutture sanitarie private. Le associazioni Anisap Calabria e FederAnisap: «Danni difficili da riparare. Si dimetta»

di Redazione
mercoledì 26 settembre 2018
17:10
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Il commissario Scura
Il commissario Scura

Il Tar di Catanzaro ha annullato i decreti numero 72 e 87 del 2018 emanati dal commissario ad acta per la sanità calabrese, Massimo Scura, in materia di budget per le strutture sanitarie private. Lo rende noto Anisap Calabria, associazione rappresentativa dei proprietari di strutture ambulatoriali che, insieme all'altra associazione Federlab, aveva presentato ricorso contro i provvedimenti commissariali.

I decreti annullati

In particolare, il Tar ha annullato un primo decreto di Scura, che fissava la «definizione dei livelli massimi di finanziamento per le strutture private accreditate per l'acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza specialistica ambulatoriale» e ha annullato anche un secondo decreto del commissario, collegato al primo, che fissava gli stessi tetti, ma per le strutture che erogano «prestazioni ospedaliere per acuti e post acuti». Secondo il presidente dell'Anisap Calabria, e presidente nazionale di FederAnisap, Edoardo Macino, «con questi decreti il commissario aveva spostato 23 milioni di euro dalle strutture di specialistica ambulatoriale alle case di cura private accreditate, non garantendo i livelli essenziali di assistenza nella specialistica ambulatoriale. Un'operazione immediatamente contrastata dall'Anisap che - ricorda Macino - si è rivolta al Tar e alla giustizia civile e penale. Oggi la prima sentenza del Tar di Catanzaro che ha bollato i decreti di Scura come 'eccesso di potere' definendoli 'irragionevoli, carenti di motivazione, con una istruttoria difettosa».

«Non facile riparare i danni di Scura»

In una nota, Macino osserva che «purtroppo i danni che Scura ha provocato con questi suoi decreti, con la sua arroganza e con il suo eccesso di potere, non è facile ripararli. In questi mesi numerose strutture di specialistica ambulatoriale, costrette dalla necessità, hanno venduto, il valore sul mercato è diminuito, molti professionisti hanno perso il posto di lavoro, molti cittadini non hanno potuto godere del diritto all'assistenza, in quanto non sono stati garantiti i livelli essenziali di assistenza. Se questo signore avesse un minimo di dignità dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni ed andarsene e se non dovesse farlo il Governo ha il dovere di allontanarlo da un incarico così delicato. L'Anisap e la Calabria - conclude il presidente di Anisap regionale - attendono le decisioni del Governo: questo è il momento delle decisioni, se il Governo non dovesse procedere al suo immediato allontanamento si assume una grave responsabilità che i cittadini non capirebbero».

 

L'intervento di Pacenza

Sulla vicenda è intervenuto anche il delegato alla sanità del presidente della Regione Franco Pacenza: «Le preoccupazioni espresse ripetutamente nei mesi passati – dichiara - sulle scelte in materia di budget per le attività e i servizi  della specialistica ambulatoriale, né istruite né sottoscritti dal Dipartimento salute della Regione e di cui porta esclusiva responsabilità il commissario Scura, trovano oggi conferma nella sentenza del Tar che ha annullato i decreti del commissario. Per settimane e mesi – prosegue -, consapevoli dei danni che le decisioni di Scura avrebbero comportato, prima fra tutti sui cittadini calabresi, per una ennesima diminuzione dell’offerta sanitaria, siamo stati completamente inascoltati. Abbiamo promosso incontri presieduti dal presidente Oliverio con le organizzazioni sindacali di riferimento e partecipato alle iniziative degli erogatori e dei lavoratori coinvolti, abbiamo rappresentato le nostre preoccupazioni al Prefetto di Catanzaro sino al punto che lo stesso presidente Oliverio è intervenuto ad una affollata assemblea alla presenza degli erogatori e dei lavoratori».

Pacenza ha evidenziato come il Dipartimento salute abbia «ripetutamente incontrato le parti e lavorato ad una mediazione possibile senza riscontrare nessuna disponibilità e nessuno ascolto sino al punto che la Regione è stata costretta a costituirsi in sede giurisdizionale a difesa delle prestazioni da garantire alla popolazione. In questi anni – precisa ancora il delegato alla sanità - il contenzioso a cui è sottoposto il servizio sanitario calabrese per una pratica di governo assolutamente inadeguata affronta costi sempre più ingenti per contenziosi e attività giurisdizionali. Anche in questa circostanza c’è la plastica dimostrazione che solo chi è portatore di strumentalità e partigianerie non vede quanto sono distanti e alternative le scelte del commissario rispetto a quelle della Regione».

Il delegato ha poi rimarcato che «quanto avvenuto è molto grave e rischia di essere l’atto finale che spinge nel baratro il servizio sanitario calabrese al punto da farlo ritornare in disavanzo economico con tutte le drammatiche conseguenze del caso. I Ministeri della salute e dell’economia nella loro funzione di vigilanza non possono continuare a tacere e lasciare che la Calabria sprofondi ulteriormente in materia di governo della sanità», ha concluso.

 

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