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Salvini su Matacena: «Parlerò al ministro della Giustizia, farò la guerra a questa gentaglia»

VIDEO-INTERVISTA | A dichiararlo ai nostri microfoni il ministro dell’Interno uscendo dalla Prefettura di Reggio Calabria: «Voglio far capire che lo Stato è molto meglio della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta»

di Consolato Minniti
martedì 10 luglio 2018
11:38
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«Parlerò con il ministro della Giustizia della situazione riguardante Amedeo Matacena. Voglio fare la guerra a questa gentaglia, voglio portargli via anche le mutande, voglio far capire che lo Stato è molto meglio della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta. Guerra da nord a sud senza limitazioni di mezzi, con tutto quello che la legge permette». Lo ha dichiarato pochi istanti fa il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ai microfoni di Lacnews24.it, uscendo dalla prefettura di Reggio Calabria, dopo l’incontro con i magistrati del distretto e con il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri. Salvini, che ha pernottato in prefettura, ha anche riferito di aver avuto modo di comprendere ancor meglio quali siano le esigenze della giustizia in Calabria e che tornerà ad agosto già con delle prime importanti risposte. C’è, dunque, l’impegno del titolare del Viminale a sbrogliare la situazione riguardante Amedeo Matacena, l’ex parlamentare di Forza Italia condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e ancora oggi latitante a Dubai.

 

Salvini è stato salutato da tutti i dipendenti della Prefettura reggina, con anche applausi alla sua uscita. Dopo aver firmato il registro di cittadinanza, per espressa richiesta del prefetto Michele Di Bari, il ministro dell’Interno è stato accolto da un centinaio di cittadini che gli hanno chiesto di non «fidarsi di nessuno» e di andare avanti. Qualche applauso anche prima di guadagnare la strada verso Palmi dove è giunto da pochi minuti.

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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