Regione, l'arresto di Creazzo scuote Fdi: Meloni furiosa pensa al disimpegno

I guai del neo consigliere regionale scatenano l'ira della leader del partito. Che ora potrebbe decidere di tirarsi fuori dalla mischia calabrese. O di puntare solo sui fedelissimi

di Pietro Bellantoni
26 febbraio 2020
17:22
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«Giorgia è furiosa, la Calabria continua a crearle problemi». È solo una delle tante indiscrezioni sullo stato d'animo della leader di Fratelli d'Italia all'indomani dell'operazione “Eyphemos”, che ieri ha portato all'arresto del neo consigliere regionale Domenico Creazzo con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso.

Una delle convinzioni più diffuse tra i vertici di Fdi è che, stanca dei continui scandali provocati dai suoi uomini tra il Pollino e lo Stretto, Meloni possa infine optare per il disimpegno e rinunciare perfino a entrare nella nascente giunta regionale e ai tanti progetti per la crescita del partito in Calabria.

Tanta amarezza dopo l'arresto di Creazzo

L'amarezza è troppa, anche perché l'arresto di Creazzo arriva dopo altre inchieste giudiziarie che hanno messo a dura prova l'immagine di Fdi. La scorsa estate era finito in carcere, con l'accusa di associazione mafiosa, l'allora consigliere regionale, Alessandro Nicolò, eletto con Forza Italia ma transitato in Fdi da pochi mesi.

A dicembre era invece stato arrestato l'ex parlamentare berlusconiano Giancarlo Pittelli, considerato dagli inquirenti un punto di raccordo tra la 'ndrangheta e la massoneria. Per lui, Meloni, nell'aprile 2017, si era esposta in prima persona, con un tweet di cui si sarà probabilmente pentita: «La comunità di Fdi cresce, si rafforza e dà il suo benvenuto a Giancarlo Pittelli: un valore aggiunto per la Calabria e per tutta l'Italia».

Altri imbarazzi, seppur di altra natura, erano già arrivati dal coordinatore cittadino di Reggio Calabria, Massimo Ripepi, coinvolto in un caso di stalking.

Ieri, il colpo più duro: Creazzo, un ufficiale della guardia di finanza accusato di aver preso i voti del temibile clan Alvaro di Sinopoli, arrestato ancor prima di mettere piede in Consiglio.

Motivi sufficienti per il disimpegno di Fdi?

Sembrano motivi sufficienti per spingere Meloni al disimpegno. Prima, però, secondo alcuni dirigenti calabresi, è necessario individuare bene le responsabilità. Non sono pochi, in queste ore, i fratellisti che vorrebbero spiegazioni da Edmondo Cirielli, «responsabile elettorale» della lista di Fdi nella circoscrizione Sud e commissario provinciale a Reggio.

Altri, sul piano prettamente politico, criticano la scelta di candidare un ex esponente del centrosinistra come Creazzo – tra i firmatari della petizione per la ricandidatura di Mario Oliverio, governatore uscente del Pd –, a cui, poche settimane fa, era pure stato affidato il ruolo di responsabile provinciale del dipartimento Legalità di Fdi.

Ci sarà tempo per l'eventuale regolamento di conti interno. Quel che è più urgente, per i fratellisti calabresi, è conoscere le decisioni di Meloni. Che potrebbe anche scegliere una via alternativa al disimpegno, ma altrettanto radicale: stoppare le velleità dei tanti «transfughi» (così definiti dall'ala ortodossa), arrivati di recente in Fdi dopo esperienze politiche tra le più disparate, e mandare avanti soltanto i “puri”, i fedelissimi con un passato sempre a destra.

I favoriti: Orsomarso e Pietropaolo

Dovesse prevalere questo secondo orientamento, i favoriti per incarichi di rilievo in giunta e Consiglio sarebbero Fausto Orsomarso e Filippo Pietropaolo. Il primo, ex consigliere, è al fianco di Meloni fin dalla nascita di Fdi e aspira apertamente a un posto nel governo Santelli, magari con la delega a Turismo e Trasporti; il secondo, neo eletto, ha dalla sua l'appoggio della commissaria regionale Wanda Ferro e punta dritto alla presidenza di Palazzo Campanella.

Probabilmente, solo uno dei due riuscirebbe a centrare l'obiettivo, anche perché le ultime dinamiche interne al centrodestra lasciano intendere che la poltrona più alta del Consiglio dovrebbe essere occupata da un esponente della Casa della libertà, nello specifico Baldo Esposito, il consigliere più votato.

In quest'ultimo caso, a Fdi resterebbe solo un assessorato (la vicepresidenza andrebbe alla Lega), con ogni probabilità quello di Orsomarso, anche se in molti continuano a ripetere il nome di Michele Traversa, pure lui sponsorizzato da Ferro.

Le mosse di Fdi e le scelte di Santelli

Le mosse di Fdi, giocoforza, orienteranno anche le scelte di Santelli, che nelle prossime ore dovrebbe incontrare sia Meloni, sia il Capitano della Lega, Matteo Salvini.

Il Carroccio è un'altra incognita. L'ex ministro dell'Interno, secondo quanto riferisce la delegazione consiliare leghista, non ha ancora chiarito se il divieto al doppio incarico (di consigliere e assessore) verrà mantenuto anche in Calabria.

In caso di risposta affermativa, gli eletti dell'Astronave sarebbero costretti a rinunciare a un posto nell'esecutivo e si aprirebbe un'autostrada per almeno un assessorato esterno. Il nome più “caldo” è sempre quello di Cataldo Calabretta, avvocato e volto noto delle tv nazionali.

Le certezze e i dubbi di Santelli

Le certezze, dunque, per adesso sono gli incarichi del capitano Ultimo e dell'astrofisica Sandra Savaglio; le mezze certezze riguardano invece il forzista Gianluca Gallo e il “capo” dell'Udc calabrese, Franco Talarico.
Per il resto, Santelli aspetta Salvini. E, soprattutto, Meloni.

bellantoni@lactv.it

Pietro Bellantoni
Giornalista

Sono un figlio degli anni 80. Faccio il giornalista ormai da un po' (professionista dal 2009). Dopo aver frequentato la Scuola di giornalismo dell'Università Iulm di Milano, ho scritto per L...

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