Accompagnata da un titolo che è tutto un programma, “Lo sballo del cannone”, la nuova puntata di Perfidia scivola via frizzantina come un prosecco di buona qualità. Non c'è tempo per i convenevoli: il programma salta a piedi uniti nell’arena politica che oppone i pacifisti a oltranza ai teorici del riarmo necessario (QUI LA PUNTATA).

Il tutto, naturalmente, alla maniera della padrona di casa Antonella Grippo, ovvero in bianco e nero, senza filtri e senza sfumature. Se cercavate diplomazia, cambiate canale. Quello che ne esce è un’ora e mezza di tv scoppiettante e colma di polemiche, slogan e accuse reciproche. A guidare il girotondo, come sempre, è lei: la bionda conduttrice dalla parlantina sciolta e affilata come una lama. Tagliente e irresistibilmente perfida. Ma con classe. 

Fa muovere i suoi ospiti come pedine in una scacchiera impazzita e regge il ritmo del talk più scorretto della tv italiana senza mai perdere il sorriso.


In studio, il sindaco Flavio Stasi, Orlandino Greco di Italia del Meridione, il generale Giuseppe Graziano di Azione e l’avvocato Francesco Bernardo

Ma è il deputato Riccardo Tucci del Movimento 5 Stelle a calamitare subito l’attenzione illustrando il pacifismo grillino a ogni costo: “L’Europa ha avuto la grande occasione di essere il leader che metteva d’accordo tutti e invece l’ha sprecata. Prima andando dietro a Biden e oggi andando dietro a Trump che ora ha tolto il suo cappello di protezione costringendo l’Europa a investire miliardi di euro per il riarmo”. 

Tucci ci crede davvero. Ma la ricostruzione pare un tantino fantasiosa. L’Europa, quella vera, è entrata in scena con le mani e i piedi legati, mentre lo zar Putin marciava dritto dritto verso Kiev senza nessuna intenzione di fermarsi a parlamentare con Conte o chicchessia. Ma la nuova politica italiana è questa: slogan. E proprio come sottolinea con un ghigno la
sempre affilata Grippo, il risultato è che i 5Stelle oggi dicono cose molto simili a quelle della Lega. E i due opposti si incontrano sulla via della ricerca di consenso.

A sottolinearlo è l’analista politico Vincenzo Speziali, che – un po’ per colpa del collegamento ballerino, un po’ per gli argomenti alti che cerca di imporre – sembra parlare da una dimensione parallela: “Propaganda e spot li lascio ad altri. Perché la politica è una cosa seria e l’hanno trasformata in unapagliacciata”, sbotta, infastidito.

Ma la domanda che aleggia come un drone in studio rimane sempre senza risposta: come si arriva davvero alla pace? Ci prova il generale Giuseppe Graziano, che essendo in Azione con Calenda a essere sempre in minoranza ci è abituato. Anche questa volta, in una platea di pacifisti ad oltranza, lui è l’unico che prova ad argomentare le ragioni di chi non si fida della Russia (e di Trump): “Sta per arrivare una nuova Yalta. Ma se in quella vera erano in tre – Stalin, Roosevelt e Churchill – qui sono solo in due: Putin e Trump. 

E il rischio è che si dividano il mondo sulla pelle dell’unione europea che deve darsi una svegliata”. Lo scontro con Tucci è inevitabile. Il pentastellato rilancia: “Già oggi l’Unione Europea ha speso più della Russia per gli armamenti. Basterebbe ottimizzare i soldi già spesi per fare l’esercito europeo e non spendere ulteriori 800 miliardi”. 

Anche qui... concetto affascinante, anche se un filo contraddittorio. I soldi sono già stati spesi? E allora come li riutilizziamo? Ma tant’è. Il suo messaggio finale è chiaro: “Se speri di poterti opporre alla Russia o agli Usa non bastano 800 miliardi. Neppure 8000 basterebbero per riuscire a farlo. Tanto vale spenderli per il welfare”.

Il che, diciamocelo, è bellissimo da sentire. Ma in caso di invasione – da est o da ovest – alziamo bandiera bianca? Oppure gridiamo “pugno!” come ai tempi dell’intervallo delle elementari? O speriamo che Putin si arrenda di fronte al bonus bebè? Nessuna risposta.

Il talk prosegue con toni sempre più incandescenti. L’avvocato Francesco Bernardo alza il tiro. E nel mirino finiscono Macron, Starmer e tutti i 32 Paesi che si sono incontrati per trovare una soluzione comune che non sia “arrendiamoci e basta”: “I cosiddetti volenterosi sono rimasti col cerino in mano e stanno strumentalizzando una nobile cosa come la pace per il più bieco dei fini, il capitalismo. L’Europa, dopo aver affossato il suo stesso settore automobilistico col Green deal, nasconde ora i suoi piani. 

Dietro l’esigenza di riarmo, si potrebbero nascondere persino interessi di conversione all’industria bellica di imprese in difficoltà”. Un mix tra un romanzo distopico alla 1984 e Beautiful. E la colpa, ovviamente, è
dell’Europa brutta, sporca e cattiva che mette i bastoni tra le ruote a quel sant’uomo di Trump che cerca la pace più di Madre Teresa di Calcutta. Il fatto che poi si prepari ad annettere senza alcun diritto Panama, il Canada e la Groenlandia sono piccoli particolari secondari.

Ad aumentare la dose di Perfidia in studio – e a cambiare discorso per non ripetere sempre gli stessi slogan... pardon, le stesse cose - ecco Stefano Zecchi, filosofo e opinionista, ospite da remoto e pronto a rilasciare la sua dose di veleno orientale: “Non andrei mai a cena con un cinese – spara - La Cina è una delle dittature peggiori del mondo. E io nel mio privato sono libero di fare come mi pare. Non andrei mai fuori con un fascista o con un nazista. Non ci vado neppure con un cinese. Che intanto preferisco la pizza a quella roba lì”.

La Grippo, ovviamente, lo incalza con grazia assassina. Zecchi corregge il tiro: “So che non tutti i cinesi sono uguali. Basta pensare al ragazzo di piazza Tienanmen. Sì, con lui una cena la farei”. La platea tira un sospiro. Ma è solo un momento. Perché poi tocca a Marco Rizzo, che riempie il suo personale vuoto politico con uno dei suoi ormai proverbiali colpi di genio. Intervistato negli studi romani di via Condotti21, forse ammaliato dalla bionda chioma della padrona di casa, esonda: “Mi piace la gnocca, non potete obbligarmi ad accettare i gusti di una minoranza”. Una frase che ha la stessa eleganza aggraziata di un rutto a un gala di beneficenza. 

Anche perché non risulta a nessuno che qualcuno lo abbia coperto di avance per passare all’altra sponda. E le sue preferenze sessuali interessano quanto un documentario sugli accoppiamenti del Paguro Bernardo. Ma si sa, pur di far parlare di sé, tutto è lecito. Ma il tempo stringe. I politici si cimentano nell’X Factor della politica, la più divertente delle gare canore in circolazione tra una stecca e un virtuosismo più tentato che riuscito, il sipario cala. 

Anche questa volta Perfidia ha fatto il suo dovere: ha svelato l’ovvietà dietro i paroloni, ha tolto il cerone al cerimoniale della retorica. E ci ha regalato, ancora una volta, una puntata da gustare. Tutti per la pace. Nessuno con un piano. Ma tanto, c'è la Grippo. Che male non fa. Anzi. Al massimo alziamo le mani e ci arrendiamo. Poi tutti a mangiarci una pizza... senza i cinesi.