La politica italiana sembra ormai un’officina di rottamatori impazziti, bisogna farsene una ragione. Ogni giorno, a destra come a sinistra, volano accuse, minacce, smentite e insulti, in un gioco al massacro che sembra contare più del governo del Paese. Ministri, leader di partito e capi-corrente si azzuffano con una ferocia degna di un ring, ma con la stessa imprevedibilità del wrestling: lo scontro è reale o solo una messinscena? Difficile dirlo, anche se il risultato alla fine non cambia. Il dibattito pubblico si riduce a una battaglia di ego, mentre i problemi concreti rimangono sullo sfondo. Da Tajani a Salvini, da Calenda a Crosetto... lo spettacolo al quale stiamo assistendo è un susseguirsi di stoccate, ripicche e tradimenti, in una gara all'insegna a chi distrugge di più. Senza dimenticare il rottamatore, anzi... lo “sparigliatore” per eccellenza: The Donald!

Nel frattempo, la stampa ci mette il carico amplificando il caos, trasformando dichiarazioni contraddittorie e boutade in dogmi assoluti. Ma il vero prezzo lo pagano i cittadini, il cosiddetto “popolo bue” che, a ben guardare, tanto bue comincia a non rivelarsi, costretto ad assistere a una politica che non costruisce... ma che demolisce senza sosta.

Con questi presupposti va in onda l'ennesima puntata di Perfidia che, come di consueto, annovera un variegato parterre che, fra ospiti in studio e collegati dall'esterno, Katya Gentile (consigliere regionale della Lega), Anna Laura Orrico (Movimento 5 Stelle), Maria Teresa Fragomeni (sindaco di Siderno, PD), Lenin Montesanto (comunicatore), Augusto Bassi (Visione), Antonello Caporale (Il Fatto Quotidiano), Francesco Maria Del Vigo (vice direttore de Il Giornale) e Michele Drosi (scrittore). Rispettando, come di consueto, una pluralità di opinioni e di... sfottò.

Se la coalizione per alcuni è un miraggio, per altri Calenda organizza un congresso per opporsi alle opposizioni (gulp!). C'è pure chi sostiene che Gentiloni stia vivendo un momento di vergogna a causa proprio del segretario di Azione, rimembrando uno scenario dove rispuntano i rottamatori storici come Renzi e i 5 Stelle e, a suo modo, pure Berlusconi che – anche da trapassato – continua ad essere presente in spirito nei discorsi di molti. E sulla coalizione di governo che si dice? Paragonabile al Fight Club dell'omonimo film: regola base... non ci sono regole! Nessuna apocalisse infine sui dazi... ma sono pur sempre “dazi nostri”, no?

Per un Augusto Bassi che sfoggia un clamoroso colbacco che manco Totò e Peppino all'arrivo a Milano, la Lega scongiura il pericolo di nuove elezioni: il Papete può attendere. Nella bolgia infernale di questa puntata finiscono pure Le Pen, Putin. Occhiuto, Regione Calabria e Crosetto.

La perfidia in questo anomalo talk si dimostra per l'ennesima volta un’arte sottile, un ingrediente segreto che trasforma il dibattito in vero e proprio spettacolo. La lama affilata del politicamente scorretto nelle mani dell'ironica conduttrice Antonella Grippo, rappresenta il pepe che rende ogni scambio piccante, ogni battuta memorabile. In un’epoca in cui la comunicazione è filtrata da eufemismi e cautele di sorta, Perfidia insiste nell'infrangere il velo dell’ipocrisia, non suonando – come sottolinea la padrona di casa in apertura – gli spartiti del conformismo. Anche nei confronti della celebrazione retorica della calabresità, come nel caso dell'inconsapevole vecchina che davanti al Gemelli esibiva i fiori gialli in onore di Papa Francesco mostratosi nuovamente alla folla. Un esorcistico chissenefrega suggella questa divertente parte della puntata, dicendo basta all'ostentazione degli 800 chilometri di costa fintamente incontaminata, alle litanie delle origini locali di personaggi fra i più disparati, per arrivare alle eccellenze gastronomiche calabre che tutto il mondo invidia... ma difficoltose da reperire nella ristorazione di tutti i giorni: tirate fuori la 'nduja!

Il pubblico non vuole solo opinioni, vuole scintille e colpi bassi ben assestati, gustandosi il piacere colpevole di vedere un ospite balbettare sotto l’attacco di una frecciata tagliente. E Perfidia lo accontenta, evitando però insulti e provocazioni gratuite: qui le parole d'ordine sono intelligenza, tempismo, ferocia divertente e divertita mascherata da verità spietata. Quando un politico o un opinionista si spoglia del politicamente corretto, si espone, rischia, e proprio in quel rischio nasce il divertimento offerto dal format di LaC. Perfidia rappresenta sì un ring ma anche una commedia, dove il cinismo si mescola alla verità, trasformando la politica in un fantasmagorico gioco di prestigio verbale. Come al circo, il domatore indomito coi leoni, le prodezze ardite degli acrobati e gli sberleffi dei clown, anche - e soprattutto - al potere.
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