Nuovi dettagli in merito al 38enne turco arrestato nelle scorse ore a Milano. L’uomo, dimorante in Italia, è indagato per associazione per delinquere aggravata anche dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione detenzione e porto abusivo di armi, traffico internazionale di armi, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, omicidi, stragi e altro.

Efe Kantin era giunto in Italia clandestinamente nel maggio del 2024 a bordo di un tir, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia di Stato di Milano per "aiutare" e quindi garantire la continuità dell'operatività dell'organizzazione criminale dopo che il "boss" Baris Boyun, chiamato dagli affiliati "il fratello maggiore", era stato portato in carcere anche perché quando era ai domiciliari aveva subito un attentato.
 

Kantin avrebbe avuto il ruolo di "portavoce" di Boyun: portava in carcere le informazioni sull'organizzazione e su quanto questa stava facendo e all'esterno dal carcere le informazioni che il presunto boss della mafia turca gli trasmetteva, prima di essere posto in regime di 41bis. Il cognato era giunto in Italia anche perché il capo aveva subito un attentato, mentre era ai domiciliari a Crotone, il 18 marzo del 2024; a maggio era stato portato in carcere su ordine del gip di Milano.

È grazie alle intercettazioni effettuate a Crotone che si era sventato l'attentato alla fabbrica di alluminio in Turchia. La Polizia giudiziaria italiana avvertì infatti gli agenti turchi, che facero desistere gli attentatori presidiando lo stabilimento.