Processo autobomba, nessun ente parte civile. La famiglia Vinci: «Anche questa è omertà»

VIDEO | A Catanzaro non c'erano le istituzioni e neanche le associazioni antimafia. La madre di Matteo, Sara Scarpulla: «Abbiamo ricevuto solidarietà solo a parole, ma noi non abbiamo bisogno di questo»

di Francesco Altomonte
18 settembre 2019
14:33
56 condivisioni
Matteo Vinci
Matteo Vinci

Non c’erano le istituzioni e neanche le associazioni antimafia, ieri, in Corte d’assise a Catanzaro per l’inizio del processo sull’omicidio di Matteo Vinci, il biologo di Limbadi dilaniato da un’autobomba il 9 aprile dello scorso anno. Nonostante il grande clamore mediatico e gli attestati di stima ai genitori del 42enne, nessun ente o associazione ha ritenuto di costituirsi parte civile nel processo. Assenze che hanno provocato la reazione della famiglia Vinci, amareggiata per questa decisione delle istituzioni.

 

«L’omertà non è solo non denunciare un sopruso – ha attaccato Sara Scarpulla, madre di Matteo Vinci – Ci saremmo aspettati di avere insieme a noi nel processo le istituzioni e le associazioni. Hanno deciso di non costituirsi parte civile: anche questa è omertà». Alla sbarra nel processo ci sono Rosaria Mancuso, il marito Domenico Di Grillo, le loro figlie Rosina e Lucia Di Grillo e il marito di quest’ultima Vito Barbara. Secondo gli inquirenti Matteo Vinci sarebbe stato ucciso per la pretesa, da parte della famiglia vicina al clan Mancuso, di vedersi ceduto un terreno.

 

Tutti sono accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso, possesso illegale di armi e anche del tentato omicidio di Francesco Vinci, padre di Matteo, pestato a sangue nel 2017. Dopo i molti attestati di stima ricevuti dalla famiglia Vinci subito dopo il barbaro delitto, però, istituzioni e associazioni hanno disertato il processo. Una decisione che mamma Sara ha vissuto come un affronto alla memoria di suo figlio. «Il prefetto (Antonio Rappucci, commissario che gestisce il comune di Limbadi dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ndr) – ha aggiunto la Scarpulla – ha detto che c’è sempre tempo per costituirsi parte civile. Mi dispiace, ma il momento giusto era ieri, e tempo non ce n’è più. Non abbiamo bisogno di vicinanza a parole, ma con fatti concreti».

 

LEGGI ANCHE: 

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Francesco Altomonte
Giornalista
Francesco Altomonte è un giornalista attratto dal lato oscuro dell'animo umano. La cronaca nera è la sua passione, per questo motivo è ritornato a vivere in Calabria dopo 12 anni di peregrinazione. Ama leggere, raccontare, investigare. Esattamente in quest’ordine. Per 10 anni è stato redattore nei quotidiani regionali “Calabria Ora” e “Garantista”, nonché corrispondente per agenzie di stampa e giornali nazionali dalla sua terra. Dal 2017 è corrispondente di cronaca nera e giudiziaria, dalla piana di Gioia Tauro, per la “Gazzetta del Sud”.
Lacnews24.it
X
guarda i nostri live stream
Guarda lo streaming live del nostro canale all newsGuarda lo streaming di LaC TvAscola LaC Radio