Autobomba a Limbadi, restano in carcere i quattro indagati

Il gip distrettuale di Catanzaro ha accolto la richiesta della Dda. Nuova ordinanza in carcere per i Mancuso-Di Grillo accusati dell’omicidio di Matteo Vinci e del ferimento del padre Francesco

di G. B.
mercoledì 18 luglio 2018
18:45
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Il gip distrettuale di Catanzaro ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati finiti nell’inchiesta “Demetra” della Dda che mira a far luce sull’autobomba di Limbadi costata la vita a Matteo Vinci. Dopo la mancata convalida dei fermi avvenuta il 29 giugno scorso ad opera del gip del Tribunale di Vibo, Gabriella Lupoli, e la contestuale emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il giudice aveva restituito gli atti alla Dda di Catanzaro dichiarando la propria incompetenza funzionale, attesa la contestazione agli indagati delle aggravanti mafiose.

 

 Da qui una nuova richiesta della Dda di Catanzaro avanzata al competente gip distrettuale antimafia che ha ora emesso la nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere che ha raggiunto: Rosaria Mancuso, 63 anni, il marito Domenico Di Grillo, 71 anni, Lucia Di Grillo, 29 anni  (figlia di Rosaria Mancuso) ed il marito Vito Barbara, 28 anni, tutti di Limbadi (tutti assistiti dall'avvocato Giuseppe Di Renzo). Sono tutti accusati di concorso nell’omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Matteo Vinci e del tentato omicidio del padre Francesco Vinci, nell’occasione (9 aprile scorso) rimasto gravemente ferito a seguito dello scoppio di un’autobomba. Ordinanza di custodia cautelare in carcere pure in relazione ad altro tentato omicidio del solo Francesco Vinci (pestato brutalmente nell’ottobre 2017) e la detenzione di diverse armi da fuoco.

Il gip del Tribunale di Vibo nel suo provvedimento aveva parlato di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza con i quattro indagati descritti come “privi di capacità raziocinanti, disprezzanti delle più elementari norme di civile convivenza, dotati di inaudita spietatezza, disumanità, crudeltà d’animo, di una non comune capacità pianificatoria e strategica, oltre che di un’ostinata ed inflessibile determinazione nel portare a termine i loro progetti di morte e l’accaparramento dei terreni dei Vinci”. Pericolo di reiterazione dei reati, quindi, condiviso ora anche dal gip distrettuale di Catanzaro che ha emesso la nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere.

 

Leggi anche: Autobomba a Limbadi, per i Mancuso-Di Grillo anche Rosaria Scarpulla doveva morire

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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