Omicidio Sacko a San Calogero, giudizio immediato per l’imputato

Il 2 giugno il delitto dell’extracomunitario del Mali, attivista del sindacato Usb, ucciso a fucilate mentre stava tentando di prelevare delle lamiere dall’ex fornace “La Tranquilla”

di G. B.
martedì 30 ottobre 2018
23:32
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Soumaila Sacko
Soumaila Sacko

Giudizio immediato per Antonio Pontoriero, 43 anni, di San Calogero, accusato dell’omicidio volontario di Soumayla Sacko, ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla”. È quanto deciso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Pia Sordetti, in accoglimento di una richiesta del pm Ciro Lotoro. 
Omicidio, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un fucile semiautomatico i reati per i quali è stato disposto il processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro per l’udienza del 20 dicembre prossimo. Parti offese nel procedimento sono stati individuati i familiari di Soumayla Sacko, tutti assistiti dall’avvocato Arturo Salerni del Foro di Roma. Antonio Pontoriero è accusato di aver cagionato la morte di Soumayla Sacko attraverso l’esplosione di alcuni colpi d’arma di fucile, uno dei quali ha colpito al capo il ragazzo extracomunitario, con regolare permesso di soggiorno ed attivista sindacale dell’Usb, provocandone il decesso a causa di un grave trauma cranio-encefalico. Antonio Pontoriero, difeso dall’avvocato Francesco Muzzopappa, si trova attualmente detenuto nel carcere di Castrovillari. 

Il Tribunale del Riesame nel luglio scorso ha infatti respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa, confermando l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, l’8 giugno scorso sulla scorta della reiterabilità delle condotte e dell’estrema gravità dei fatti. Il magistrato aveva sottolineato nell’ordinanza anche il concreto pericolo di inquinamento probatorio, come provato in tal senso dall’attivazione dei familiari di Antonio Pontoriero e dalla condizione di estrema vulnerabilità delle principali fonti dichiarative sul grave fatto di sangue.
Il fucile con il quale è stato aperto il fuoco non è stato ritrovato e ciò ha portato il gip – tesi che ha retto pure dinanzi al Tribunale del Riesame –  a rimarcare la prospettabilità di “sentimenti astiosi e vendicativi nei confronti degli stranieri, principali accusatori” di Antonio Pontoriero. Fra le fonti di prova, infatti, vi sono anche le dichiarazioni dei due ragazzi che si trovavano nella ex fornace abbandonata “La Tranquilla” di San Calogero per prelevare delle vecchie lamiere in ferro da portare nella baraccopoli di San Ferdinando. Una zona, quella della ex Fornace, che Antonio Pontoriero avrebbe considerato come cosa propria pur occupando insieme ai familiari i terreni intorno ed un casolare “senza averne alcun titolo”. 

Un omicidio, quello di Soumayla Sacko, che per gip e Tribunale del Riesame si è caratterizzato per la pochezza dei motivi scatenanti, con Antonio Pontoriero che avrebbe dimostrato “elevata aggressività ed assenza di autocontrollo", non disdegnando “il ricorso a sistemi oltremodo violenti, aggressivi e sbrigativi, onde tutelare i propri supposti interessi e comunque risolvere l’ordinaria conflittualità interpersonale”.
Il barbaro omicidio di Sacko Soumaila - padre di una bambina di cinque anni - ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Italia, dalle più alte cariche politiche ai cittadini comuni. Dopo un viaggio di oltre undicimila chilometri, Soumayla Sacko – che si era recato in bicicletta da San Ferdinando nell’area dell’ex Fornace di San Calogero per prelevare delle vecchie lamiere – è stato sepolto nel cimitero di Sambacanou, un villaggio del Mali dal quale proveniva. A Rosarno e San Ferdinando, il ragazzo quale attivista del sindacato Usb era sempre in prima fila nel difendere i diritti dei lavoratori. 

 

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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