La Seconda Sezione penale della Corte di Cassazione, nell’ambito dell’operazione Perseo, ha annullato con rinvio la condanna per estorsione aggravata e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso, nei confronti di Franco Trovato, condannato in primo grado alla pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione, ridotta in appello alla pena di 7 anni e 5 mesi di reclusione. 

La Cassazione ha così accolto il ricorso interposto dagli avvocati Francesco Gambardella ed Antonio Larussa del Foro di Lamezia Terme, difensori di Trovato i quali avevano contestato la qualificazione giuridica del fatto estorsivo aggravato dalla metodologia mafiosa.

Il processo, spiegano gli avvocati in una nota, «scaturisce da una vicenda verificatasi il 26 luglio del 2010 allorquando un falegname, A.D.V., andato a chiedere spiegazioni dopo che il figlio minore era stato malmenato, veniva picchiato fino a farlo svenire anche con l’utilizzo di una mazzetta di ferro e sfregiato al volto con un taglierino. Sempre secondo il racconto della persona offesa, interamente ritenuto credibile e recepito dalle sentenze di merito, nel mentre l’artigiano si trovava ricoverato in ospedale, a seguito delle gravi lesioni subite, veniva minacciato al fine di costringerlo a non denunciare l’aggressione alle forze dell’ordine con l’intimazione di raccontare che le lesioni patite erano conseguenze di un incidente stradale. Da qui la denuncia ad una compagnia assicurativa che, in effetti, procedette alla successiva liquidazione della somma di euro 33.000,00.

Da qui le indagini culminate con la celebrazione del processo, per plurimi reati, tra cui quello più grave di estorsione pluriaggravata. In tale contesto anche l’avvocato Sacaramuzzino era stato coinvolto, e condannato in primo grado, in quanto ritenuto responsabile di avere contribuito alla realizzazione del profitto illecito a favore di Trovato. L’avvocato, durante il giudizio di appello fu assolto, mentre per Trovato fu confermato il giudizio di responsabilità penale e condannato alla pena di 7 anni e 5 mesi di reclusione».

Da qui il ricorso in Cassazione da parte dei difensori di Trovato, con cui – prosegue la nota – «si è eccepita, in particolare, l’errata qualifica giuridica data ai fatti delittuosi. Nel corso della discussione davanti alla Suprema Corte di Cassazione, il pg aveva chiesto il rigetto del ricorso, mentre la difesa, ha sostenuto che tutto poteva essere ricondotto nell’ambito della truffa assicurativa (per cui la Corte di Cassazione ha confermato il giudizio di responsabilità), non potendosi, invece, ritenere sussistente il più grave delitto di estorsione pluriaggravata, tra cui il metodo mafioso. Dopo una lunghissima camera di consiglio, nella tarda serata, la Corte di cassazione ha annullato con rinvio la sentenza dei due giudici di primo e secondo grado, affinché venga rivalutata proprio la qualifica giuridica del fatto così come sostenuto dagli avvocati Francesco Gambardella ed Antonio Larussa».