I giudici della Corte dei Conti hanno condannato anche la Confederazione Nazionale dell’ente a risarcire lo Stato: «Distratte ingenti risorse pubbliche». La difesa: «Entrambi sono stati assolti dalla malversazione»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
La Corte dei Conti di Catanzaro ha condannato la Fraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto, l’ex governatore Leonardo Sacco e il sacerdote Edoardo Scordio a pagare, in solido tra loro, la somma di 34.660.177,21 euro in favore del Ministero dell’Interno. Inoltre, in via sussidiaria, i giudici contabili condannano la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia al pagamento di 10.398.053,16 euro in favore del Ministero dell’Interno, e gli ex presidenti e legali rappresentanti Gabriele Attilio Brunini al pagamento della somma di euro 2.092.074,43 e Roberto Trucchi al pagamento della somma di euro 2.544.640,64, in favore del Ministero dell’Interno.
Questa sentenza ha radici nell’inchiesta della Dda di Catanzaro Jonny, coordinata dall’attuale procuratore di Crotone Domenico Guarascio, all’epoca pm della Distrettuale antimafia, che ha perseguito gli illeciti, compiuti all’ombra della Misericordia di Isola Capo Rizzuto a danno del Centro di Accoglienza per Migranti (Cara) di Isola Capo Rizzuto.
La Procura della Corte dei Conti ha appreso nel 2017 da articoli di stampa della «gestione illecita del Centro di Accoglienza per Migranti di Isola Capo Rizzuto ed i correlati episodi di truffa ai danni dello Stato e malversazione a danno dello Stato, rispetto ai quali era stata emessa la sentenza n. 579/2020 del Tribunale di Crotone».
Per quanto riguarda condotte antigiuridiche e dannose contestate alla Fraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto ed a Leonardo Sacco e Edoardo Scordio, «la Procura contestava la falsificazione della documentazione contabile, attestante le presunte spese sostenute per la gestione del Cara, nonché i pagamenti effettuati, spesso privi di qualsivoglia utile giustificazione causale, che hanno trovato riscontro dalle indagini svolte dalla Guardia di Finanza e dagli accertamenti bancari, ritenuti probanti nelle sentenze emesse in sede penale, evidenziando che la Misericordia erogava denaro e faceva da cassa in favore delle locali organizzazioni criminali, distraendo le risorse nei confronti di Poerio Antonio, Poerio Ferdinando, Muraca Stefania, Lanatà Maria, La Vecchia Locanda s.r.l., Il Quadrifoglio s.n.c., Il Quadrifoglio s.r.l. e di altri soggetti “che solo apparentemente fornivano pasti in favore dei migranti, ma che, in realtà, come dimostrato dalle indagini effettuate dalla Guardia di finanza, emettevano fatture false per prestazioni non rese o non integralmente rese”».
Dal canto suo la difesa ha evidenziato che «sia Sacco che Scordio sono stati assolti dall’accusa di malversazione».
La Corte dei Conti sottolinea la condotta «antigiuridica» di Sacco e Scordio, uno amministratore di diritto e l’altro di fatto della Misericordia di Isola Capo Rizzuto. Scordio in particolare «agiva come se la Fraternita fosse nella sua disponibilità, disponendo i subappalti alle ditte e trasferendo a sé o ad enti da lui controllati buona parte dei “corrispettivi” indebitamente ottenuti grazie all’ente».
I giudici, per quanto riguarda l’organo nazionale della Misericordia, mettono in luce «il mancato controllo sull’operato della Misericordia che, invece, era doveroso aspettarsi dall’organo di vertice della Confederazione, tenuto conto sia degli obblighi da essa (e non dalla singola Misericordia) assunti con la Prefettura, sia del peso economico che la gestione dei centri migranti comportava» e scrivono che «sussiste una responsabilità per colpa grave della Confederazione, avendo ella omesso i più elementari controlli a cui era tenuta nella sua posizione di appaltatore (della Prefettura) e di garanzia rispetto all’operato del gestore affidatario (Misericordia), che è stata concausa (sia pure da sola non sufficiente) dell’evento dannoso». E non incide il fatto che «la Confederazione si sia costituita parte civile nel giudizio penale».