L’omicidio del “Brasiliano” sarebbe stato pianificato in una riunione tenuta in via Popilia a Cosenza, poi il trasferimento a Cassano all’Ionio e infine la trappola mortale a San Demetrio Corone
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Un’esecuzione pianificata, discussa in più riunioni tra affiliati e portata a termine con modalità tipicamente mafiose. È questo lo scenario che emerge dall’ordinanza emessa nei confronti di sei indagati, accusati di aver organizzato e compiuto l’omicidio di Massimo Speranza, detto "Il Brasiliano", ritenuto un possibile delatore. L’agguato si sarebbe consumato in un’abitazione di San Demetrio Corone, mentre il cadavere della vittima sarebbe stato occultato in un boschetto adiacente, nel tentativo di renderne difficile il ritrovamento.
Omicidio di Massimo Speranza, contesto investigativo
L’indagine si inserisce nel più ampio contesto investigativo sulla cosca degli "zingari" di Cosenza, un’articolazione della 'ndrangheta che sarebbe attiva con funzioni di comando strategico nella provincia. Secondo gli inquirenti, l'omicidio avrebbe avuto una valenza interna di "pulizia", volta ad eliminare un soggetto ritenuto inaffidabile e vicino al gruppo rivale degli "Italiani". A guidare le operazioni sarebbe stato Fioravante Abbruzzese, detto “Banana”, assolto a Reset, ma detenuto a Sulmona per la condanna patita in Timpone Rosso.
Omicidio di Massimo Speranza: i soggetti coinvolti
Fioravante Abbruzzese, detto "Banana", 71 anni, sarebbe stato l’ideatore e il promotore dell’omicidio, eseguito secondo la logica della "lupara bianca". Giovanni Abruzzese, detto "u Cinese", 65 anni, detenuto a Rebibbia, avrebbe condiviso la decisione di eliminare la vittima ritenuta un informatore del clan rivale. Armando Abbruzzese, detto "Andrea", 47 anni, detenuto a Oristano, avrebbe avuto un ruolo attivo nel prelievo della vittima, nel trasporto e nell’occultamento del corpo. Luigi Bevilacqua, detto "Gino", 57 anni, assolto anche lui nel processo Reset, avrebbe partecipato sia alla fase ideativa (riunioni a Cosenza e Lauropoli) sia al primo accompagnamento della vittima. Rocco Azzaro, 70 anni, detenuto a Catania, avrebbe coordinato il passaggio finale, contattando Nigro e conducendo Speranza nell’abitazione dove sarebbe avvenuta l’esecuzione. Infine, Ciro Nigro, 58 anni, attuale collaboratore di giustizia, avrebbe eseguito il trasporto finale della vittima, partecipando anche all’occultamento del cadavere.
Le accuse ipotizzate
Agli indagati è contestato il reato di omicidio volontario aggravato in concorso, con le aggravanti dell’agire per motivi abietti e futili, con premeditazione e metodo mafioso. La Dda di Catanzaro ha contestato anche l’appartenenza all'associazione mafiosa. L’omicidio, infatti, sarebbe stato deliberato come atto strategico per preservare il vincolo omertoso e il potere del sodalizio, eliminando un soggetto ritenuto "infedele".
Ricostruzione dell’omicidio di Massimo Speranza
Secondo l’ordinanza, l’omicidio di Massimo Speranza sarebbe stato pianificato in una riunione tenuta in via Popilia a Cosenza, con successivo incontro a Lauropoli. Il "Brasiliano" sarebbe stato prima attirato in un bar delle case popolari di Lauropoli e successivamente portato nel bar di Apollinara, dove ad attenderlo vi era Nigro. Quest’ultimo lo avrebbe condotto presso l’abitazione di un uomo oggi deceduto, dove si sarebbe consumato il delitto.
A sparare due colpi alla testa, secondo quanto emerso, sarebbe stato Eduardo Pepe, anch’egli deceduto. Dopo l’esecuzione, il cadavere sarebbe stato trascinato all’esterno dell’abitazione e seppellito in una buca scavata in precedenza, a circa venti metri dalla casa.