Chiara Gravina, vicepresidente del centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza sulle dichiarazioni del guardasigilli: «Sembrano parole di una persona non competente sull’argomento». E rilancia la necessità di lavorare in collaborazione con le forze dell’ordine
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Un'attenzione mediatica che si accende e si spegne a seconda delle circostanze. I recenti femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella hanno riacceso il dibattito pubblico sul tema. Tuttavia, oltre alla tragedia di queste vite spezzate, a suscitare polemiche sono state anche le parole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha attribuito all'origine filippina dell'assassino di Ilaria Sula una «sensibilità diversa sulle donne», scatenando numerose critiche.
Tra le voci contrarie c'è quella di Chiara Gravina, vicepresidente del centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza. «Le parole di Nordio ci fanno riflettere», afferma, «perché sembrano provenire da qualcuno che affronta il tema senza le competenze adeguate». Gravina sottolinea come i dati sui femminicidi in Italia siano chiari e non lascino spazio a letture razziste del fenomeno.
Femminicidi Sula e Campanella, Gravina: «Sbagliato ridurre il tutto a una questione razzista»
«I numeri ci dicono che nel 90% dei casi i responsabili di femminicidi sono uomini di nazionalità italiana», spiega, «quindi ridurre il problema a una questione etnica significa ignorare i veri fattori che portano alla violenza sulle donne». Secondo Gravina, la priorità dovrebbe essere quella di lavorare sulla prevenzione, piuttosto che concentrarsi su una lettura distorta della realtà.
Per contrastare la violenza di genere e i femminicidi è fondamentale la collaborazione tra le istituzioni e le associazioni che operano sul territorio. «Bisogna coordinarsi con chi si occupa quotidianamente di questo fenomeno», prosegue Gravina, «e noi centri antiviolenza siamo spesso in rete con le forze dell’ordine». Le parole del ministro, pur creando dibattito, vengono facilmente smentite dai dati ufficiali.
Le statistiche Istat relative al 2023, infatti, rivelano che il 94% delle donne vittime di violenza in Italia ha subito abusi da uomini connazionali. Numeri che parlano chiaro e dimostrano che il femminicidio è un problema strutturale, non una questione legata alla nazionalità.