L’ex gran maestro: «La ‘ndrangheta controlla le logge massoniche calabresi»

Giuliano Di Bernardo fu al vertice al Goi negli anni delle stragi di mafia. Oggi è uno dei testi chiave del processo “’Ndrangheta stragista”. Intervistato da Fanpage.it svela inediti retroscena: nei progetti di mafie e servizi segreti ci stava anche la massoneria

di C. M.
sabato 25 novembre 2017
11:40
2 condivisioni

«Non c’è soltanto infiltrazione della ‘ndrangheta nelle logge, la ‘ndrangheta controlla le logge». Sono parole che pesano come macigni quelle pronunciate dall’ex Gran maestro del Grande oriente d’Italia, Giuliano Di Bernardo, al giornalista Sandro Ruotolo, in un’intervista realizzata per Fanpage.it. Di Bernardo è uno dei cinquanta testi dell’accusa nel processo “’Ndrangheta stragista”, nato dalle indagini per l’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo e il tentato omicidio di altri militari. Fatti di sangue che s’inquadrano in quella strategia stragista messa in atto da Cosa nostra e ‘ndrangheta all’inizio degli anni ’90. «Il 1992 sarà ricordato dagli storici che studieranno l’Italia, come l’anno terribile», racconta Di Bernardo. Proprio lui che, in quegli anni, è al vertice del Grande oriente d’Italia, salvo poi andare via, dopo aver scoperto il marcio che vi era all’interno delle logge.

Nuove logge coperte

Anche dopo la legge Spadolini-Anselmi, che vietava la costituzione di logge massoniche coperte, si ha notizia dell’esistenza del contrario. Ossia di logge che sfuggivano al controllo dei vertici massonici, ma che erano comunque composte da personaggi appartenenti alla massoneria. Dopo una settimana dall’insediamento di Di Bernardo alla Guida del Goi, si presenta da lui l’avvocato Virgilio Gaito e gli dice: «Noi abbiamo la certezza, ma non siamo riusciti a documentarla che Armando Corona ha costituito logge coperte che sono alla sua obbedienza». Corona era stato Gran maestro prima di Di Bernardo. «Mi fanno notare la gravità della situazione e mi supplicano di fare tutte le indagini», spiega l’ex Gran maestro.

Accade che il segretario di Di Bernardo lo informa che un massone calabrese aveva urgente bisogno di parlargli in maniera del tutto riservata. «Si presenta e mi dice: Gran maestro, ho lasciato la loggia coperta di Armando Corona perché voglio entrare nella vostra loggia coperta». Di Bernardo allora finge di accordare tale richiesta e gli chiede di presentare una domanda scritta, con dentro la sua provenienza con tanto di fotografia.

L’incontro con il giudice Cordova

Avuta tale prova che si stava cercando, Di Bernardo fornisce tutto quanto ad Agostino Cordova, all’epoca uno dei pochissimi magistrati (in servizio a Palmi) che indagò sulla massoneria. Proprio Cordova chiese l’elenco degli appartenenti alla massoneria calabrese, convinto che molti facessero parte della criminalità organizzata. Di Bernardo racconta di quando il magistrato mandò alcuni sostituti e i carabinieri a Villa Il Vascello, sede del Goi di Roma, con un mandato di perquisizione e di sequestro. «Ricordo il primo momento in cui mi sono trovato di fronte a Cordova. Ad un certo momento – ricorda Di Bernardo – mi dice: ma lei lo sa di essere un fiore su una palude? Dico: Come si permette di definire la mia massoneria una palude?». Cordova indica un pacco di fogli protocollo e gli disse di prenderne qualcuno a caso: «Comincio a leggere e i capelli mi si drizzano», spiega Di Bernardo a Ruotolo: «Ho trovato una guerra fratricida tra massoni calabresi che cercavano di dare vantaggio alle loro posizioni».

La ‘ndrangheta controlla molte logge

Viene convocata la giunta del Goi, con la partecipazione dei vertici calabresi. Di Bernardo chiede di sapere come stia davvero la situazione in Calabria ed Ettore Loizzo dichiara che «Non c’è soltanto infiltrazione della ‘ndrangheta nelle logge, ma che addirittura la ‘ndrangheta controlla le logge». In Calabria allora c’erano 32 logge, quante di queste sono infiltrate o controllate dalla ‘ndrangheta? Loizzo risponde: 28! E cosa si pensa di fare? Loizzo è laconico: «Niente, perché se facessimo qualcosa metteremmo a rischio la nostra vita e quella dei nostri figli». Lì, Di Bernardo decide di andare via.

Mafia, ‘ndrangheta, servizi e massoneria

Ruotolo ricorda la strategia del terrore di quegli anni e chiede a bruciapelo: «Dentro questo progetto ci stava la massoneria?». Di Bernardo laconico: «Ci stava». E ancora: «Nel Nord, nel Sud, questi movimenti di autonomia esistevano e massoni vi erano dentro, questo ormai era stato chiaramente accertato. Lo aveva capito anche Cordova. Io questo l’ho capito dopo».

Le comunanze massoneria-ndrangheta

Quale, dunque, la convenienza di iscriversi alla massoneria? «Massoneria e ‘ndrangheta sono due organizzazioni che hanno alcuni aspetti in comune. Cioè la procedura, la modalità di iniziazione. In Calabria la ‘ndrangheta entra in tutte le massonerie, però in concreto, continuano ad avere questi incontri proprio per poter realizzare i progetti, che non sono più quelli dell’etica, i principi etici, universali, ma sono quelli delle organizzazioni criminali».

c. m.

L'intervista

 

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

C. M.
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

guarda i nostri live stream

Iscriviti alla newsletter

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti: