Secondo i pm «i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose» avrebbero contribuito a creare un «sistema mafioso lombardo». Oltre 90 i capi d’imputazione, tra le persone offese anche la Regione e sei collaboratori di giustizia
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Uno dei 21 summit di mafia documentati dall'inchiesta Hydra
Il procuratore di Milano Marcello Viola e i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno chiesto il processo per 143 persone, dopo la chiusura della maxi inchiesta Hydra, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo, su una presunta alleanza tra esponenti di cosa nostra, camorra e 'ndrangheta, in Lombardia.
Secondo i pm della Dda milanese, «i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose» avrebbero contribuito a creare un «sistema mafioso lombardo». Tra gli indagati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, che dovrà essere vagliato da un gup in una maxi udienza, anche Paolo Aurelio Errante Parrino, in carcere dal 28 gennaio scorso e legato al mandamento di Castelvetrano (Trapani), quello di Matteo Messina Denaro.
Il gip Tommaso Perna nell'ottobre del 2023 aveva rigettato 142 istanze di misura cautelare su 153, disponendo undici arresti e bocciando, in pratica, l'accusa di associazione mafiosa come "consorzio" delle tre mafie. Il Riesame, poi, più o meno un anno dopo, aveva invece dato ragione ai pm e riconosciuto l'associazione mafiosa, disponendo il carcere per 41 indagati. Poi, dopo la conferma anche della Cassazione sulle misure cautelari, sono stati eseguiti i numerosi arresti. Nel frattempo, nei mesi scorsi sono state anche rafforzate le misure di tutela nelle scorte del procuratore Viola e della pm Cerreti per minacce ricevute e legate proprio all'inchiesta Hydra.
Il caso Hydra aveva anche creato uno scontro tra pm e ufficio gip, a seguito della bocciatura due anni fa dei numerosi arresti richiesti. Il Riesame e la Cassazione avevano riconosciuto, poi, che in Lombardia negli ultimi anni è esistita, sia dal punto di vista 'militare' con le attività più classiche, come estorsioni e traffici di droga, sia con le infiltrazioni finanziarie, una nuova e unica associazione mafiosa composta da presunti affiliati alle tre mafie, cosa nostra, camorra e 'ndrangheta, con una sorta di patto, alleanza, come in un consorzio, per affari in comune.
Dei 143 imputati, come si legge negli atti, in 26 ora sono in carcere, due ai domiciliari e nove hanno altre misure non detentive. Altre tre posizioni sono state stralciate per problemi di notifica. Tra gli imputati, per cui è stato chiesto il processo, anche i fratelli Giovanni e Rosario Abilone, anche loro esponenti del clan con a capo Paolo Aurelio Errante Parrino, Gioacchino Amico, presunto vertice della "struttura unitaria" lombarda per conto della Camorra del clan dei Senese, e poi Vincenzo Senese e Giuseppe Fidanzati, quest'ultimo figlio del boss di Cosa Nostra, Gaetano Fidanzati. E ancora Massimo Rosi, presunto esponente di vertice per la 'ndrangheta.
Nelle 161 pagine della richiesta di rinvio a giudizio, in cui vengono ricostruite tutte le accuse nel dettaglio, ci sono 92 capi di imputazione, 15 persone offese, tra cui anche i Comuni di Milano e Varese e la Regione Lombardia, sei collaboratori di giustizia che hanno reso dichiarazioni e tre lunghe liste di testimoni.
Secondo le indagini, Errante Parrino avrebbe anche passato a Messina Denaro - il boss morto nel settembre 2023, che era stato arrestato a gennaio dopo oltre 30 anni di latitanza - «comunicazioni relative ad argomenti esiziali», anche perché il boss avrebbe avuto un interesse diretto, secondo i pm, «negli ingenti affari finanziari realizzati in Lombardia dal sistema mafioso lombardo».