VIDEO | Il procuratore di Torino, durante il congresso svoltosi all’Università della Calabria, ha parlato delle nuove tecniche in uso nel capoluogo piemontese: «Gli errori ci sono, serve l’intervento umano»
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
Contrastare le grandi realtà criminali grazie all’uso delle nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale fa passi da gigante e le fa da una parte e dall’altra. E se la ‘ndrangheta usa l’IA per i propri scopi, le forze dell’ordine lavorano per contrastarla. Proprio di questo si è discusso ieri all'Università della Calabria, nell'ambito del congresso organizzato dalla Guardia di Finanza. Fra i relatori anche il procuratore di Torino, Giovanni Bombardieri.
È stato proprio Giovanni Bombardieri a spiegare alcuni dei processi di ultima generazione in attuazione a Torino per lavorare in appoggio con l'IA. «Abbiamo un protocollo con il Consorzio interuniversitario nazionale per l'informatica. Così verifichiamo come applicare in maniera utile l'intelligenza artificiale all'interno di un procedimento penale». Un processo in via sperimentale. «Si tratta di procedimenti già pubblici. Si mettono insieme i dati investigativi con i dati delle fronti aperte, con le banche dati e questo ci consente di valutare tutte le possibili relazioni che ci possono essere fra soggetti, fra fatti che possono essere ricondotti a vicende criminali». Ma non mancano i rischi.
Giovanni Bombardieri e i rischi dell'IA: «Bisogna saper governare le nuove tecnologie»
Già, perché se è vero che l'Intelligenza Artificiale ha cambiato le vite di tutti, è altrettanto vero che il margine d'errore esiste anche nei software più sofisticati. Giovanni Bombardieri spiega quali siano il pericolo più grande. «Quello delle cosiddette allucinazioni. Si tratta della possibilità che l'intelligenza artificiale offra dati falsati anche nella creazione di collegamenti fra persone. Dati, insomma, che non siano effettivamente rispondenti al vero».
Un problema che però non deve limitare il livello di uso dell'IA. «Significa che bisogna governarla - spiega Giovanni Bombardieri - attraverso una verifica umana di tutti i risultati dell'elaborazione. Basta un addestramento della intelligenza artificiale con dati di qualità e non con dati non verificati e non controllati». Insomma, il futuro (anzi, il presente) della giustizia passa anche, se non soprattutto, dall'intelligenza artificiale.