Roberto Guadagnuolo, responsabile dell'area tecnica del Pompei, racconta un campionato ricco di emozioni e sfide. Dalla crisi iniziale alla straordinaria rimonta, il dirigente analizza i momenti chiave della stagione, la crescita della squadra e l'importanza della sfida contro la Reggina. Tra obiettivi sportivi e personali, emerge un racconto di passione e voglia di riscatto.

Il campionato del Pompei è stato un susseguirsi di emozioni, dalle ambizioni iniziali alla crisi e alla straordinaria rimonta. Come giudica questo percorso?
“Quando io e il mister Esposito siamo arrivati a Pompei, la situazione era complessa. Ad inizio stagione, la squadra era partita con ambizioni di vertice, ma dopo otto giornate si ritrovava in zona playout. Ci siamo messi subito al lavoro, ricostruendo praticamente da zero: 18 giocatori sono andati via e altrettanti ne sono arrivati. Con il presidente Mango avevamo già vinto tre campionati insieme, e ritrovarci fianco a fianco è stato un valore aggiunto. All'inizio abbiamo incontrato più difficoltà nella gestione del gruppo che negli aspetti tecnici: quando hai giocatori di prima fascia, ripartire da capo non è mai semplice. Da dicembre in poi, grazie all’impegno della società e dello staff, abbiamo trovato il giusto equilibrio e i risultati hanno iniziato a darci ragione”.

Qual è stato il momento chiave della stagione?
Il gol subito al 96’ contro la Nissa è stato un momento chiave. Dopo la sconfitta per 2-0 contro il Siracusa, sono entrato negli spogliatoi e ho detto alla squadra che, da quel momento, iniziava il nostro vero campionato. La settimana successiva abbiamo pareggiato come detto 1-1 al 96’, e da lì è scattata la svolta: in otto partite abbiamo ottenuto sette vittorie e una sola sconfitta. La squadra ha reagito con grande carattere, dimostrando compattezza e determinazione.

Si aspettava un campionato così combattuto?
“Sì, perché quando i campionati si giocano fino alla fine c'è sempre grande competizione. Questo è uno dei gironi più difficili in Italia, con piazze importanti e squadre ambiziose. Ci stiamo divertendo”.

Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa?
Forse avrei costruito una squadra ancora più giovane per prepararci meglio al futuro. Però, nel complesso, sono soddisfatto delle scelte fatte”.

Quale aspetto della squadra l'ha sorpresa di più?
“Il gruppo. Abbiamo tanti giovani talentuosi, ma l'elemento che ha fatto la differenza è l'allenatore Esposito. Legge benissimo le partite e ha un grande rapporto con la squadra. Due anni fa ha vinto un campionato di Serie D e quest'anno sta dimostrando il suo valore”.

C'è un giocatore del Pompei che ha inciso particolarmente?
“Più che un singolo, segnalerei due giovani di grande prospettiva: Vitale (classe 2004) e Aurino (classe 2005), entrambi con un futuro importante davanti a loro. A questi aggiungo due giocatori di grande esperienza: De Luca, un leader dentro e fuori dal campo, e Puntoriere, originario di Reggio, che considero uno dei tre attaccanti più forti della Serie D”.

Domenica arriva la Reggina. Che partita si aspetta?
“Una sfida tosta. La Reggina è una realtà di livello superiore, con una struttura societaria solida. Sarà una partita da Davide contro Golia, ma ce la giocheremo con la nostra identità offensiva. Per i nostri giocatori è una vetrina importante”.

Il Pompei è una squadra che crea molte occasioni da gol, adottando uno stile di gioco molto offensivo. Mantenete questa identità anche nella sfida contro la Reggina?
“Noi, indipendentemente dall’avversario, manteniamo sempre un atteggiamento propositivo e ce la giochiamo a viso aperto. Lo abbiamo dimostrato anche contro la Scafatese: nonostante la sconfitta, loro sono arrivati in porta solo due volte, mentre noi abbiamo creato 15-16 occasioni da gol. Siamo una squadra giovane, che gioca con entusiasmo e voglia di emergere. Questa partita rappresenterà una vetrina importante per i nostri ragazzi, ma anche per me, che sono un direttore giovane. È come vedere bambini che si mettono alla prova giocando con i più grandi: un’opportunità di crescita e maturazione per tutti”.

Quale giocatore della Reggina l'ha colpita di più?
Il capitano Barillà: sono un ex calciatore e vedere un giocatore così attaccato alla maglia è qualcosa di raro. Lui è sempre propositivo, non molla mai e mette tutta la sua determinazione in ogni partita. Al di là degli altri grandi calciatori, il capitano della Reggina è un giocatore che prenderebbe chiunque, per la sua qualità e il suo spirito di attaccamento alla squadra. Se dovessi "rubare" un giocatore alla Reggina, sceglierei sicuramente lui. E’ davvero eccezionale, a quell'età non ti aspetti che metta così tanta voglia e passione in ogni partita”.

Il pareggio dell'andata contro la Reggina è stato un momento significativo per il Pompei. Che ricordi ha di quella partita e come si prepara la squadra per il ritorno?
“È stata una partita davvero emozionante. Nel primo tempo eravamo sotto 2-0, ma l'allenatore ha deciso di fare un cambio tattico, togliendo un centrocampista e mettendo un attaccante, e da lì siamo riusciti a pareggiare. Abbiamo addirittura avuto l'occasione di vincere, ma al novantesimo ci è sfuggito il 3-2. È stato un momento spettacolare, una giornata storica per noi, considerando che siamo una squadra giovane e neopromossa. Il secondo tempo è stato particolarmente importante, e ci ha dato fiducia. Domenica, l'arrivo della Reggina a Pompei sarà un'altra giornata storica. Siamo orgogliosi di ospitarli e, come all'andata, saremo pronti a dare il massimo, cercando di fare una grande partita e onorare il nostro campo.”

Quanti punti servono per la salvezza?
“Con l'esclusione dell'Akragas, la quota si è abbassata. Credo che con quattro punti saremo matematicamente salvi. Mancano cinque partite, tre delle quali in casa, ma tutte contro squadre che lottano per un obiettivo”.

Se dovesse descrivere questa stagione con una parola?
“Fantascientifica. Quando sono arrivato, c'era quasi rassegnazione. Abbiamo cambiato 18 giocatori e ricostruito da zero. La squadra ha reagito e siamo riusciti a ribaltare la situazione”.

Qual è il futuro di Pompei nel calcio?
“Pompei è una piazza in crescita, con un ambiente sano e una società solida. Non ha una grande tradizione calcistica, ma ha tutte le carte in regola per affermarsi come realtà di riferimento”.

Qual è il suo sogno professionale?
Il mio sogno è lavorare nel calcio ai massimi livelli, ma la serenità della mia famiglia rimane la mia priorità. Il mio obiettivo è assicurarmi che i miei figli e i miei cari abbiano sempre tutto il supporto di cui necessitano”.

Roberto Guadagnuolo rappresenta l'anima di un Pompei che lotta e sogna. Tra ambizioni calcistiche e responsabilità personali, emerge il profilo di un uomo che vive il calcio con passione, ma con i piedi ben saldi a terra. La sfida contro la Reggina sarà un banco di prova, ma indipendentemente dal risultato, il Pompei ha già dimostrato di essere una squadra con un'anima.