Agostino Colella, dopo anni di cure e fisioterapia, avrebbe bisogno di un mezzo elettronico più leggera e meno ingombrante. Dal 5 novembre scorso è ancora in attesa di una visita domiciliare perché ne suo territorio c’è un solo medico disponibile
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Ritardi, inadempienze e disagi. La sanità calabrese continua a far parlare di sé e sempre per gli stessi motivi. L'ultima denuncia pubblica arriva da Cetraro e la fa Agostino Colella, ingegnere e docente al liceo Nautico, che ai nostri microfoni racconta la sua personale esperienza. Colella vive in carrozzina dal 2017, a seguito di un incidente in mare che gli ha paralizzato gli arti inferiori e molte altre parti del corpo, ma dopo molti anni di cure e fisioterapia ha fatto grandi progressi. Oggi avrebbe bisogno di una carrozzina elettronica più leggera e meno ingombrante, che gli garantirebbe maggiore autonomia, soprattutto nelle aule scolastiche, ma dal 5 novembre scorso è ancora in attesa di una visita domiciliare e non sa ancora quando avverrà. Secondo quanto gli sarebbe stato spiegato dagli addetti ai lavori, sulla costa tirrenica cosentina, da Tortora ad Amantea, ci sarebbe un solo fisiatra autorizzato, che ovviamente farebbe fatica a smaltire, da solo, tutte le richieste. E per i pazienti i tempi d'attesa diventano biblici.
Dal dramma alle battaglie per i diritti
Riavvolgiamo il nastro. Nel 2017 l'ingegner Colella è vittima di un incidente e il suo corpo rimane in gran parte paralizzato. Quando esce dall’ospedale riesce a muovere a malapena gli occhi. Ma non si arrende e si affida alle terapie dei medici, che si rivelano giuste. Il paziente non riesce a camminare, ma recupera in parte la mobilità degli arti superiori, riesce a stare seduto, riprende lentamente a vivere e si riprende il suo posto nel mondo. Si rimette a studiare, vince un concorso e trova un posto al liceo Nautico di Cetraro. La distanza casa-lavoro è breve, ma nelle sue condizioni le difficoltà sono tante. La carrozzina elettronica su cui si sposta è pesante, ingombrante, può essere utilizzata per l’esterno, ma all’interno, tra le aule scolastiche, corre il rischio di farsi male e fare del male a qualcuno. Per spostarsi ha sempre bisogno di un’anima pia che gli dia una mano, anche per trasportare le sue cose. «I miei alunni e i miei colleghi – ci dice – sono straordinari, non mi hanno mai fatto sentire solo», ma riavere la propria autonomia avrebbe tutto un altro sapore. L’ingegnere fa enormi sacrifici, non salta una seduta di fisioterapia e, alla fine, anche se non cammina, fa passi da gigante. La scorsa estate, d’accordo con i suoi terapisti, decide che sia arrivato il momento di cambiare la carrozzina, prenderne una più piccola, più leggera, una che gli garantirebbe piena libertà, dentro e fuori le aule scolastiche. Il 5 novembre 2024 fa domanda per una nuova visita fisiatrica che attesti i suoi miglioramenti e giustifichi la richiesta di un nuovo dispositivo. Ma da allora tutto tace e lui è costretto a muoversi su una carrozzina che non è più adatta alle sue esigenze e, in qualche modo, lo fa sentire imprigionato.
Un solo fisiatra per tutta la costa tirrenica cosentina
Colella sollecita, chiede agli addetti ai lavori di sapere se e quando il fisiatra andrà a casa sua, ma si sente rispondere che deve avere pazienza. C'è un fisiatra che è addetto alle visite ambulatoriali, mentre quello addetto alle visite domiciliari ha una sfilza di richieste da smaltire. Il suo campo d’azione è l’intera costa tirrenica e i pazienti a cui far visita sono centinaia. «Forse – dice il docente – sarebbe il caso che ne assumano un altro, o altri due, non so».
Un nomenclatore vecchio e obsoleto
In Calabria la vita delle persone con disabilità è costellata di ritardi e inadempienze, ogni diritto viene calpestato dai tagli scellerati alla sanità, ma anche da una classe politica che sembra vivere fuori dal mondo. «Se posso dirlo da ingegnere – aggiunge – lo Stato mi aiuta al 30%, per il 70% no. Gli ausili ci sono, ma sono pochi, non c'è organizzazione. Abbiamo un nomenclatore che ormai è obsoleto, è fermo al 1999. Per chi non lo sapesse è il libro degli ausili che spettano a una persona disabile», o, più tecnicamente, “il documento emanato e periodicamente aggiornato dal Ministero della Salute che stabilisce la tipologia e le modalità di fornitura di protesi e ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale”.
I disagi per tutta la famiglia
Ne consegue che a prendersi cura di una persona con disabilità sono quasi sempre i famigliari e gli affetti più cari, i quali, molto spesso, devono rinunciare a un pezzo della loro vita per sostituirsi allo Stato. «Ma non lo ritengo giusto – conclude Colella – in questo modo si condizionano le loro esistenze. Sarebbe ora di rinnovarci».