Il report dell’Asp evidenzia situazioni paradossali sullo Jonio: 6.500 pazienti entrano in reparto, fanno un check-up e tornano a casa. È il fallimento della sanità territoriale. Gli accessi nei reparti degli ospedali spoke del Cosentino: i numeri di Paola-Cetraro e Castrovillari
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L’ambulanza a sirene spiegate, la corsa in ospedale, dalla porta principale: il pronto soccorso. Un “reparto”, o come si dice oggi un’unità operativa complessa, troppo spesso avvertito dalla popolazione come un laboratorio analisi o – peggio – come passepartout per un “controllino” senza pagare il ticket, presentandosi al triage con una scusa.
Un reparto che dovrebbe concentrarsi sulle esigenze dei pazienti e non essere piegato continuamente – al volere dei “potenti” – per compiacere “comparaggi”, come li chiama qualcuno, mentre Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, li ha ribattezzati, aprendo un varco nella malapolitica, il “sistema delle ‘mmasciate”.
Ma è fuor di dubbio che qualcosa non funzioni a visionare le perfomance dei pronto soccorso degli ospedali spoke della provincia di Cosenza.
L’analisi dei dati relativi al 2024 rivela anomalie anche importanti, soprattutto nei due pronto soccorso di Corigliano Rossano. Numeri talmente tanto singolari da provocare più di qualche domanda, che presto, porremo alla direzione sanitaria dell’Asp di Cosenza.
Quei dati, allo stesso tempo, certificano il fallimento totale – come vedremo – della sanità territoriale, quella che gli ospedali dovrebbe svuotarli e non viceversa.
Come “leggere” i dati dei pronto soccorso
I criteri sulle performance dei pronto soccorso si basano sul numero di accessi, suddivisi in base al colore dei codici. Il codice rosso significa emergenza, con priorità assoluta; l’arancione è un’urgenza indifferibile, con rischio di compromissione delle funzioni vitali; l’azzurro un’urgenza differibile, con condizione stabile ma sofferente; col verde si classificano urgenze minori, con condizione stabile e senza rischio evolutivo; col colore bianco non c’è non c’è alcuna urgenza.
C’è poi un dato relativo agli “abbandoni”, ovvero quegli accessi con i pazienti che si allontanano dall’ospedale dopo aver ricevuto il solo risultato delle analisi o il referto della prestazione specialistica nei vari reparti, senza passare più dal pronto soccorso.
I pronto soccorso di Corigliano Rossano, necessitano – come vedremo – un approfondimento e riflessioni a parte.
I pronto soccorso di Cetraro-Paola e Castrovillari
A Castrovillari gli accessi nel 2024 sono stati 15.593 con 1924 tra codici rossi e arancioni, 9643 codici azzurri, 4026 codici bianchi/verdi e 1214 abbandoni. In servizio al Ferrari ci sono 10 medici e 32 tra infermieri e oss.
Paola-Cetraro hanno registrato 30.796 accessi, 2027 rossi/arancioni, 11.863 azzurri, 1.696 bianchi e verdi e “soli” 1309 abbandoni. I medici che operano sul Tirreno sono 20 (più di tutti) e 44 di comparto.
Il caso-caos dei pronto soccorso di Corigliano Rossano
Se a Castrovillari e Paola Cetraro, sostanzialmente fila via tutto liscio – o quasi – in riva allo Ionio le cose cambiano, radicalmente. Per quel che riguarda i pronto soccorso del Giannettasio e del Compagna – come accennato – è necessario fare un distinguo perché hanno fatto registrare numeri anomali rispetto agli altri due spoke. Talmente tanto singolari da provocare più di qualche domanda, che presto, porremo alla direzione sanitaria dell’Asp di Cosenza.
Altra nota: quei numeri in parte potrebbero essere alterati anche dalle necessità dell’hub provinciale, l’ospedale di Cosenza. Capita – anche fin troppo spesso – che al pronto soccorso dell’Annunziata, in particolari giornate, accettino solo i codici rossi/arancioni, dirottando gli altri verso gli spoke, soprattutto a Rossano.
A Corigliano Rossano gli accessi, sempre nel 2024, sono stati 39.543; i codici rossi/arancioni “appena” 1124, 10.501 quelli azzurri e addirittura 27.918 quelli bianchi/verdi, con ben 6585 abbandoni.
Volendo azzardare una interpretazione dei dati, sembra evidente che i pronto soccorso siano percepiti dalla popolazione più come un laboratorio analisi, ovvero un’occasione per una qualche tipologia di analisi – come quelle del sangue – senza pagare il ticket, con una scusa qualsiasi al momento dell’accesso al triage, che ovviamente li registra con codici bianchi/verdi.
A questi si aggiungano le prestazioni specialistiche, quindi tutti quei pazienti che con una qualsiasi giustificazione chiedono di essere visitati, per esempio, dall’ortopedico, dall’otorino o dal cardiologo di turno. E siamo nel caso delle migliaia di codici azzurri.
Paradossalmente, pur con alle spalle le branche chirurgiche e la Rianimazione, sono molto pochi i codici rossi/arancioni, quelli più gravi, forse perché “spediti” all’Annunziata molto velocemente dalle ambulanze – o eliambulanze – che intervengono sul vastissimo territorio della Sibaritide, senza passare da Rossano.
Un capitolo a parte lo meritano gli abbandoni: quasi settemila pazienti se ne sono tornati a casa dopo aver ottenuto i soli risultati delle analisi o delle visite specialistiche senza farsi più vedere al Pronto soccorso. Soprattutto in questi ultimi casi è evidente quanto il reparto abbia dovuto ospitare pazienti che lo hanno utilizzato davvero come un laboratorio analisi, congestionando – di fatto – la sala d’attesa senza alcun plausibile motivo.
In tutto questo i medici, gli infermieri e gli oss in servizio a Corigliano Rossano fanno letteralmente i salti mortali per portare avanti la baracca. La nuova primaria, Maria Valenti – la più giovane d’Italia – professionista capace, sta risistemando il reparto dopo un periodo di vacatio. E comunque curare 40mila pazienti pur tra le mille difficoltà relative alla carenza di personale, alle “pressioni”, alle continue aggressioni del suo sfinito personale, non è impresa semplice.
Il corto circuito nel sistema sanitario territoriale
Tutta questa montagna di dati certifica – al contempo – che a Corigliano Rossano e più in generale nella Sibaritide la sanità territoriale non funziona, anche per via di un cortocircuito tra i medici di medicina generale, distretto sanitario e paziente che – non trovando risposte alle sue domande – si reca, appunto, in pronto soccorso.
Pazienti che non hanno la minima contezza di cosa siano le aggregazioni funzionali territoriali di medici, l’assistenza territoriale integrata (l’infermiere che va a casa del paziente oncologico per un prelievo, ad esempio), certamente anche per responsabilità dei medici di medicina generale – i medici di famiglia – che fin troppo spesso, lavandosene le mani, “consigliano” di «andare al pronto soccorso». Una litania che nella città ionica tutti conoscono benissimo.
Un sistema alimentato dalle “mmasciate”?
Un’ultimissima considerazione che esula dai dati. Il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, in campagna elettorale nel giugno scorso si è scagliato contro il “sistema delle mmasciate” di carattere sanitario, quei favori e comparaggi spesso politici, veri e propri passepartout per porte che altrimenti resterebbero chiuse. E che a leggere tra le righe si potrebbero cogliere tra gli “abbandoni”. Anche queste aggravano quei dati?
Conclusioni
Secondo l’Asp di Cosenza, questi dati evidenziano – innanzitutto – una errata o diversa modalità di accettazione/triage, con conseguenti «difformità nell’erogazione del servizio (e dei tempi), non accettabili per la stessa Azienda». Parole al vetriolo, quelle riportate sul documento relativo alle performance dei tre spoke nel 2024, che fanno intuire che aria tiri. Ed a tutto vantaggio dei pazienti e quindi della cittadinanza.