A Bologna, in occasione della Festa del Papà, sono comparsi alcuni manifesti che hanno subito suscitato forti discussioni. Su sfondo azzurro, campeggiano frasi forti come “Ti tolgo i figli e ti rovino”, “Sei un fallito” e “I figli sono miei perché li ho partoriti io”, seguite dall’avvertimento: “Se te lo dice è violenza”.

La campagna, promossa dall’associazione Genitori sottratti, intende accendere i riflettori su una realtà spesso trascurata: la violenza psicologica e fisica subita dagli uomini, in contesti di familiari e di separazione.

Un messaggio forte per rompere il silenzio

L’associazione, attiva dal 2009 per sostenere la bigenitorialità e tutelare i diritti dei minori, ha scelto di lanciare il messaggio proprio in occasione della Festa del Papà per sottolineare l’importanza del ruolo paterno anche dopo una separazione. Daniela Martelli, presidente dell’associazione, chiarisce: “Il nostro intento non è provocare, ma sensibilizzare. Si parla molto di violenza sulle donne, ma poco di violenza sugli uomini. La violenza, per noi, non ha genere”.

Il dibattito sollevato dalla campagna pone una questione importante: come bilanciare l’esigenza di dare voce a tutte le vittime di violenza senza sminuire o mettere in ombra altre problematiche sociali.

Esistono uomini che sbagliano, esistono donne che sbagliano. Entrambi le vittime meritano leggi e tutele che proteggono l’essere umano al di là del suo genere. Il principio di bigenitorialità è un tema molto attuale e sono tante le sentenze che in quest’ultimo periodo nei casi di separazione assegnano i figli ad entrambi i genitori. Una presunzione legale in base alla quale si ritiene che un bambino sia detentore del diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori quando le condizioni sono favorevoli.

La violenza sugli uomini: un fenomeno ancora tabù

Uno degli aspetti più complessi è il forte tabù che circonda la violenza sugli uomini. Ammettere di essere vittime di abusi, specialmente da parte di una donna, è spesso percepito come una ferita alla propria mascolinità. Questo stigma sociale fa sì che molti uomini restino in silenzio, rendendo ancora più difficile raccogliere dati affidabili e sensibilizzare sul tema.

In una società in cui il ruolo maschile è ancora spesso associato a forza e resistenza, parlare di vittimizzazione maschile appare quasi un controsenso, e questo silenzio rischia di perpetuare il problema, anziché affrontarlo.

La campagna bolognese mette in luce anche un altro problema drammatico e poco raccontato: la condizione dei padri separati. Secondo Bruno Capilupi, presidente dell’associazione Papà Separati di Brescia e membro della Beg (Bambini e Genitori in stato di necessità), molti uomini, dopo la separazione, cadono in una spirale di depressione, povertà e isolamento. Capilupi denuncia la mancanza di attenzione verso questi padri, che spesso si ritrovano soli, senza risorse economiche e con il rapporto con i figli profondamente compromesso. “Il distacco dai figli genera dolore e un profondo senso di impotenza”, afferma, sottolineando come in alcuni casi questa situazione abbia portato al suicidio.

Un fenomeno preoccupante e ignorato

Solo a Brescia, i suicidi dovuti alla separazione sono in media sei all’anno, sui circa 300 stimati a livello nazionale. Inoltre, i padri separati rappresentano quasi un quarto dei nuovi poveri. Questa realtà è ulteriormente aggravata da questioni legali e sociali: nella maggior parte dei casi, la custodia dei figli e la casa vengono affidate alla madre, relegando il padre al ruolo di genitore “residuale”, spesso limitato al solo contributo economico.

Comunicazione sociale: efficacia e rischi

La campagna di Bologna dimostra quanto la comunicazione sociale possa rivelarsi una sfida complessa: da un lato può sensibilizzare su temi poco noti, dall’altro rischia di polarizzare il dibattito. Il linguaggio forte utilizzato è senza dubbio un mezzo per catturare l’attenzione, ma può anche generare incomprensioni o reazioni negative.

Quando si tratta di violenza, il rischio è quello di contrapporre vittime di genere diverso, anziché promuovere un riconoscimento condiviso della sofferenza. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di dare spazio e ascolto a ogni forma di abuso, senza sminuirne nessuna.

Questa iniziativa ha avuto il merito di portare alla luce un tema spesso trascurato, sollevando interrogativi sul modo in cui si affronta il tema della violenza nella società. La speranza è che il dibattito possa evolvere verso una maggiore consapevolezza e solidarietà, riconoscendo e supportando tutte le vittime, senza distinzioni di genere.

Buona comunicazione a tutti.