Museo di Alarico, nuova puntata della querelle: Occhiuto va in Procura

INTERVISTA | Esposto del sindaco di Cosenza contro i funzionari del Mibact: «Autorizzazioni revocate in dispregio delle norme e con lo scopo di ostacolare l'attività dell'amministrazione»

di Salvatore Bruno
7 dicembre 2018
19:13
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Mario Occhiuto non ci sta ai tentativi del Ministero dei Beni Culturali di entrare a gamba tesa sul progetto di costruzione del Museo di Alarico. Il sindaco ha convocato la stampa, preannunciando un esposto in Procura. Alla magistratura inquirente, chiederà di approfondire se gli atti notificati dal Mibact, concernenti la revoca delle autorizzazioni precedentemente concesse per avviare i lavori, siano corroborati da norme in vigore oppure se tali revoche siano dovute a questioni di carattere meramente politico, o peggio, ad illecite ed inaccettabili strumentalizzazioni condotte, sostiene il primo cittadino del capoluogo bruzio, da alcuni parlamentari con il beneplacito di qualche funzionario accomodante.

I passi indietro del Ministero

Sono due in particolare, gli atti trasmessi dal Ministero dei Beni Culturali e contestati dall’amministrazione di Palazzo dei Bruzi. Uno reca la firma del direttore generale Gino Famiglietti il quale comunica l’annullamento, in autotutela, dell’autorizzazione rilasciata lo scorso agosto al Soprintendente Mario Pagano sulla compatibilità paesaggistica dell’intervento. La seconda è una comunicazione di Elena Calandra rispetto alle intenzioni, manifestate dal comune, di procedere alla ricerca del leggendario tesoro di Alarico, scandagliando la zona della confluenza del Busento con il Crati, con l'ausilio di un georadar, dunque, senza alcun intervento di tipo invasivo. Proprio perché in quest’ultima attività non sono previsti né scavi, né investimenti di risorse, la dirigente aveva dato il proprio assenso il 22 novembre, salvo poi fare marcia indietro con una comunicazione immediatamente successiva.

Quel museo non s’ha da fare

Il progetto di costruzione del Museo di Alarico sulle ceneri dell’ex Hotel Jolly, parzialmente demolito nei giorni scorsi «gode di un finanziamento approvato dal Cipe, ma anche delle autorizzazioni prescritte dalle norme» spiega Occhiuto, affiancato dal dirigente dell’Ufficio Legale del Comune, Giovanni De Rose. «Il nulla osta paesaggistico – precisa – è un documento rilasciato dall’amministrazione provinciale. Abbiamo appreso di una telefonata di un funzionario del Mibact agli uffici della Provincia, in cui sono state esercitate pressioni per fare in modo che il nulla osta non venisse rilasciato. Si tratta di un fatto molto grave, che esula dal ruolo di terzietà al quale ogni ente dovrebbe attenersi». Secondo il sindaco questi atti non hanno alcun valore legale e sono emessi con lo scopo di esercitare una forma di ostruzionismo dell'attività amministrativa e di assecondare un preciso disegno politico. Ecco l’intervista di Mario Occhiuto raccolta da Salvatore Bruno

Salvatore Bruno
Giornalista

Giornalista e reporter televisivo da oltre vent'anni, ha maturato una lunga esperienza nella comunicazione istituzionale occupandosi dei rapporti con la stampa di diverse figure politiche.

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