Le forche caudine della politica calabrese sono a Perfidia su LaC Tv

La trasmissione di Antonella Grippo rende incandescenti i venerdì televisivi. Anche l'ospite più reticente di solito capitola dinnanzi all'incalzare delle domande della "Sparigliatrice di Sapri". Ecco gli ospiti della prossima puntata

di Monica La Torre
7 novembre 2019
14:44
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Perfidia entra nel vivo. E lo fa con una puntata pesantissima (venerdì 8 novembre, ore 21), il cui titolo, "Chi è caos del suo mal...", lascia presagire tutta la tensione possibile ed immaginabile. Ospiti in studio, il senatore Giuseppe Mangialavori, il consigliere regionale Orlandino Greco e il deputato Francesco Forciniti.

Ma a questo punto, sorge spontanea una domanda. Cosa accade al Super Io dell'impiegato frustrato da una settimana di angherie, quando al semaforo verde incrocia il pensionato fermo in 127? Che succede alle tastiere degli indignati di Facebook, quando tracimano in un fiume indistinto di aggressioni e paroloni, liberati da qualsivoglia argine contenitivo? Che succede, infine, alle relazioni tra individui, quando viene meno il freno inibitore e sotto pressione, scaricano le tensioni l'un contro l'altro armati? Che succede alle cavie di laboratorio, che si mordono tra loro se si infuocano le pareti delle gabbie? Un black out. Un corto circuito. Una catarsi.

 

Tensione e bersagli

Le ragioni sono diverse. Ma tutte hanno almeno due radici comuni. La prima, il venir meno delle convenzioni che regolano il vivere civile, causa una condizione di momentanea impunità (leggi: “non mi vede nessuno”). La seconda, la tensione creata da un elemento di disturbo, un improvviso sovraccarico di tensione (leggi: “adesso mi sono rotto le scatole!”). Così, l'autista sbraita, protetto dalla macchina. L'indignato su Facebook attacca, protetto dalla rete e dal suo anonimato. Individui di ogni specie sentono il bisogno di attaccare sotto pressione, scaricando su soggetti terzi l'accumulo di energia negativa del quale sono bersaglio.

 

I freni inibitori? Addio

Una analoga, temporanea alterazione delle abituali consuetudini del vivere civile è quella che, da 6 puntate, colpisce inesorabilmente gli ospiti di Perfidia: facendogli saltare, spesso e volentieri, i freni inibitori. Antonella Grippo ha sui politici l’effetto che hanno i social sugli haters, la 127 sull’ impiegato stremato al semaforo il venerdì sera, il fuoco sulle pareti delle gabbie sulle cavie, nei laboratori di ricerca. Li fa sclerare. Le dinamiche impresse dalla conduttrice alla sua trasmissione sono una sorta di macchina da guerra, pensata per mandare il politico, anche più composto, fuori dalla grazia di Dio. E c’è da dire che i trabocchetti della alla Grippo minerebbero persino il Super Io di un Francescano dell’ordine Spirituale: figuriamoci di un uomo pubblico in campagna elettorale.

 

La Sparigliatrice di Sapri

Le reazioni degli ospiti di Antonella sono irruente, scappano via dalle sovrastrutture e dalle considerazioni di opportunità: e fanno in modo che la conduttrice arrivi a fine trasmissione carica di un ricco bottino. Rivelazioni, ammissioni, liti, giudizi taglienti, roba che dà lavoro a cronisti e notisti politici per almeno 48 ore. L'ospite parla come un adolescente sui social: dice tutto. Si badi bene, però: sbaglia chi pensa che Antonella provochi apertamente, attacchi frontalmente, sia palesemente aggressiva nei confronti del suo ospite. Non lo è: o meglio, lo diventa, ma senza farsi scoprire. E soprattutto, dopo aver disorientato la vittima, (anzi: sparigliato come ama dire lei), imponendogli una corsa ad ostacoli, tra acrobazie giornalistiche e piccole provocazioni prima leggerissima: e poi sempre più incalzante.

 

E alla fine, vince Perfidia

Il politico viene blandito, intervistato, accarezzato. Viene analizzato da una psicoanalista, confessato su un inginocchiatoio, fatto correre su un tapis roulant. Intorno, ospiti e giornalisti che incalzano, domandano, indagano. Lontano anni luce dalle consuete morbidezze delle interviste concordate a tavolino dopo pluri passaggi dagli uffici stampa, c’è di che perdere i riferimenti: e di fatto, inevitabilmente, il soggetto parla. E parecchioPerfidia va visto per questo. Perché è una finestra aperta sugli umori più profondi dei politici.

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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