Occhiuto, Oliverio e Adamo, la maionese impazzita della politica calabrese

Da posizioni diverse, infatti, si muovono con la stessa impostazione: candidarsi a tutti i costi con i partiti ma anche senza, magari rifugiandosi dietro le generiche bandiere del civismo. Atteggiamento gravissimo quello di annunciare di volersi candidare sia in caso di appoggio sia in caso di diniego dei loro schieramenti. Tutti e tre, infatti, hanno preso in ostaggio i loro rispettivi gruppi e non intendono liberare il campo, trasformandosi in killer della politica oltre che della partecipazione democratica alle decisioni dei collettivi

di Pasquale Motta
8 giugno 2019
12:39
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Mario Occhiuto, Nicola Adamo e Mario Oliverio
Mario Occhiuto, Nicola Adamo e Mario Oliverio

Un noto politico reggino addentrato in tutte le questioni calabresi, qualche tempo fa, alla mia domanda di come andavano le cose a livello regionale mi rispondeva : "e come vuoi che vadano, lavoriamo a non fare impazzire la maionese". Quando il quadro politico era confuso e, sostanzialmente fuori controllo, invece, rispondeva:  “Pasquale, la maionese è impazzita e non è più  commestibile". Se fosse stato  in vita oggi credo che la metafora della maionese non basterebbe più a descrivere logica e irrazionalità che attraversano trasversalmente il quadro politico nella nostra regione. E d'altronde, se Nicola Adamo indagato in due inchieste che riguardano il Presidente della Regione denuncia il giudice che lo indaga, non deve essere impazzita solo la maionese ma anche le uova e finanche la gallina. Nicola Adamo in una intervista spiega perché ha deciso di compiere questo passo,  sostenendo che in ballo ci sono niente poco di meno che gli equilibri tra potere giudiziario e politica. Un problema reale certamente, ma che diventa poco credibile quando a porlo è colui che, insieme al Presidente della Regione, ha fatto fuori una intera Giunta Regionale politica sulla base di un semplice avviso di garanzia scaturito dall’indagine su rimborsopoli. La verità, dunque,  è un'altra.  La denuncia di Adamo è semplicemente un tentativo    nemmeno tanto celato di buttare tutto in caciara. Lo avesse fatto Berlusconi qualche tempo fa,  gli amici e sodali dell'ex vice presidente della Giunta regionale calabrese avrebbero gridato al golpe e all’attentato alle norme costituzionali.

 

Ora con il paravento di un garantismo peloso e usato come un'alibi per poter continuare con  spregiudicatezza a gestire il potere,  si motiva l'esposto al CSM contro Nicola Gratteri, finalizzato ad arginare il presunto tentativo della Magistratura di creare un pregiudizio di colpevolezza. E d'altronde, l’azione di Nicola Adamo, è perfettamente in linea con la stessa reazione  del governatore della Regione che attacca  in diretta televisiva il procuratore di Catanzaro reo di averlo indagato. Siamo di fronte alla mutazione genetica degli ex compagni di berlingueriana memoria. Sul fronte opposto, Mario Occhiuto,  auto candidato alla Regione senza ancora il viatico della coalizione di centrodestra, anche lui al centro ormai di numerose inchieste tra Roma e Calabria, alcune legate alla  gestione della città di Cosenza,  altre, invece, legate alla sua attività imprenditoriale, tra queste, almeno un paio di bancarotte fraudolente. E ciò,  al netto dei presunti complotti di Morra che,  evidentemente con le bancarotte hanno poco a che fare. Altro che maionese impazzita, qui è impazzita logica, fisica e chimica della politica. È impazzita la dinamica delle iniziative della politica, la coerenza e le coordinate. Sparisce l’interesse collettivo per cedere il passo alle spregiudicate ambizioni dei singoli e dei loro clan correntizi. Adamo, Occhiuto e Oliverio gridano tutti al complotto. Quasi un programma propedeutico ad una alleanza. E, forse, non sarà un caso se a Rende sostengono insieme l'avvocato Marcello Manna. Da posizioni diverse, infatti, si muovono tutti con la stessa impostazione: candidarsi a tutti i costi con i partiti ma anche senza i partiti, magari rifugiandosi dietro le generiche bandiere del civismo. Atteggiamento gravissimo quello di annunciare di volersi candidare sia nel caso ricevono il via dai loro schieramenti sia nel caso ricevessero un diniego.

Una sorta di “muore Sansone con tutti i filistei”. Dal vocabolario di Oliverio, Occhiuto e Adamo, dunque,  è scomparsa la parola prudenza, il decoro istituzionale, la lealtà al collettivo politico ai quali appartengono ma,  soprattutto, è scomparso il loro sacrosanto dovere del senso della responsabilità verso i propri corregionali che un politico non dovrebbe mai perdere. Tutti e tre, infatti,    hanno preso in ostaggio i loro rispettivi schieramenti e non intendono liberare il campo, trasformandosi in killer  della politica oltre che della partecipazione democratica alle decisioni dei collettivi. In un contesto politicamente sano, un tale atteggiamento avrebbe provocato la rivolta dei partiti e dei relativi gruppi dirigenti. Invece, tutti zitti,  tutti muti, e tutti magari ad augurarsi che la Magistratura faccia quello che i partiti non riescono più a fare al loro interno: pulizia. Tuttavia,  il silenzio delle forze politiche sia a destra che a sinistra, il tatticismo dei suoi dirigenti,  non lascia presagire niente di buono. Ciò,  significa che, a destra e a sinistra, in questa regione,   non c’è nessun dibattito interno  in corso, finalizzato al progetto e alla  selezione delle personalità in grado di garantire un radicale e reale cambiamento. È indubbio, infatti, che il vecchio quadro politico del centrosinistra e del centrodestra sono equamente responsabili del disastro della nostra terra.

Se i partiti, i dirigenti di fronte a queste derive,  invece di assumere energiche iniziative politiche, preferiscono stringersi nelle spalle, e ci riconsegnano, nel principio dell’alternanza, la stessa  classe politica delle precedenti legislature, la storia è già finita prima di cominciare. La nostra regione si potrà dichiarare clinicamente morta. La  classe politica di sempre continuerà a vivacchiare qualche altro anno producendo altri disastri e dilapidando altre risorse.  Sullo sfondo, invece, è immaginabile una regione sfiancata, povera e più corrotta di oggi,  lasciata in mano ad altrettanti corrotti e falliti capi clan della politica regionale,  preoccupati solo di perpetuare il loro orto di clientele, collusioni e corruzioni che gli consentiranno di portare avanti la loro irresponsabile e miserabile esistenza nei meandri  e nei sottofondi del potere. No, la maionese non è impazzita, questi se la sono mangiata proprio, anche quella non commestibile come sosteneva il mio compianto amico reggino. Per il bene della Calabria chi può, lavori ad evitare di perpetuare  tutto ciò.

Pasquale Motta

 

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Pasquale Motta
Giornalista

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