Decreto sanità, soddisfazione a 5stelle: «Finito il tempo degli affaristi»

La portavoce alla Camera del Movimento, Federica Dieni: «Dopo decenni di mala gestione, inizia una nuova era»

di Redazione
8 maggio 2019
18:19
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M5s, Federica Dieni
M5s, Federica Dieni

«La piena operatività del Decreto Grillo segna la fine degli affaristi sanitari». È quanto afferma la portavoce alla Camera del Movimento 5 Stelle Federica Dieni. «La designazione dei nuovi reggenti di Asp e ospedali, in uno con la bocciatura delle questioni pregiudiziali di costituzionalità, decisa oggi dalla Camera dei deputati – spiega Dieni – determina la piena esecutività del Decreto varato dal governo nella seduta speciale tenuta a Reggio Calabria. È l'inizio di una nuova era, dopo decenni di malagestione delle risorse pubbliche, di scandali sanitari e di emigrazione passiva fuori controllo».

 

«Il provvedimento voluto dal ministro della Salute Giulia Grillo – continua la parlamentare – interviene sulla gestione delle Aziende sanitarie e ospedaliere, veri ricettacoli di sprechi e clientele a danno dei cittadini e delle loro richieste di salute. Che la situazione fosse ormai fuori controllo è dimostrato dalle tante inchieste giudiziarie di questi anni e, da ultimo, anche dalle recentissime affermazioni dei commissari della Sanità calabrese, i quali hanno paventato la possibilità di perdere un'anticipazione di liquidità di 153 milioni di euro a causa del rischio di incorrere nei pignoramenti bancari mossi nei confronti delle varie aziende sanitarie. Ovviamente – prosegue Dieni – questo stato di cose è dovuto al modo in cui Asp e ospedali sono stati diretti in tutti questi anni. Ed è proprio sulla governance che interviene il Decreto, al fine di individuare professionalità riconosciute e senza interessi “politici”.

 

Il Decreto Grillo è «la risposta migliore che il governo potesse dare in questo particolare momento storico. Il governatore Oliverio, conclude la deputata, anziché annunciare velleitari ricorsi alla Consulta, dovrebbe concentrare i suoi sforzi per difendersi dalle nuove e gravi accuse che gli vengono contestate dalla Procura di Catanzaro, non senza considerare la possibilità di lasciare anzitempo il suo incarico, così come ha fatto il presidente pd della Regione Umbria».

 

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