La nomina all'Asp di Vibo infiamma la Camera. La ministra furiosa, poi si scusa: salta Scaffidi

Bagarre in Aula impegnata nell'esame del decreto Sanità. Nel mirino la pentastallata Nesci e la nomina di un suo collaboratore all'Azienda sanitaria vibonese. Le opposizioni parlano di conflitto di interessi, chiedono le dimissioni della deputata e l’intervento di Giulia Grillo che prima attacca, poi cede e ritira la candidatura

29 maggio 2019
21:14
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Bagarre in Aula alla Camera per il decreto Sanità oggi al voto alla Camera. Il Pd ha attaccato il Movimento 5 stelle, accusandolo di dare un incarico di rilievo, quale commissario ad uno stretto collaboratore della deputata calabrese Dalila Nesci. Nel mirino proprio la relatrice del provvedimento e la nomina all’Asp di Vibo di Scaffidi che dopo discussioni infuocate, urla e proteste alla fine salta.

«C'è conflitto di interessi enorme», tuonano i parlamentari Pd. Mentre è caos totale, in Aula le opposizioni gridano «onestà onestà» e c'è chi chiede le immediate dimissioni di Nesci. Tutte le forze di minoranza, dal Pd a Forza Italia e Leu, chiedono che il ministro Grillo venga subito in Aula a chiarire. «Questa è la più bieca politica clientelare», attacca Carlo Sarro di FI. «State decretando la vostra fine», tuona l'azzurra Jole Santelli.


«Almeno il sottosegretario garantisca che la nomina non sarà mai data a quella persona, vogliamo la garanzia del sottosegretario o del ministro Grillo, visto che la relatrice Nesci non ha intenzione di dimettersi», ha detto il capogruppo del Pd Graziano Delrio, chiedendo anche lui la sospensione dei lavori. Ma messa ai voti, la richiesta di sospensione viene bocciata dalla maggioranza M5s e Lega.


L'emiciclo di Montecitorio diventa quindi un vero e proprio ring, con cori da stadio e urla. La ministra arriva in Aula su forte richiesta delle opposizioni, ma non ha nessuna intenzione di cedere alle accuse e contrattacca sin da subito, alzando i toni fino ad arrivare ad urlare a squarciagola: «Stiamo facendo un decreto per una regione che tutti quelli che l'hanno guidata l'hanno fatta fallire siccome non l'abbiamo guidata noi, ma l'hanno guidata prima Forza Italia e poi Pd, avete nominato manager che hanno fatto fallire tutte le aziende sanitarie». È costretto a intervenire più volte il presidente Roberto Fico, che richiama la ministra: «L'Aula ha diritto di chiedere chiarimenti».


«Non è stata fatta ancora nessuna nomina», ripete più volte la ministra. L'Aula si trasforma in un'arena, con urla, proteste e cori da stadio, intonati dalle opposizioni, che gridano "Onestà onestà". Un contributo 'pesante' al clima lo dà anche la ministra stessa, che per tutto l'intervento alza la voce a livelli altissimi, attacca e accusa le opposizioni. Poi la ministra si scusa con l'Aula se ha mancato di rispetto e annuncia il passo indietro: nessuna nomina a commissario della Asl di Vibo per il collaboratore della deputata M5s Dalila Nesci: «Se in qualche modo ho mancato di rispetto all'Aula do le mie scuse e non ho problemi a farlo. Mi sono stati rivolti aggettivi dispregiativi, ma la mia è passione per quello che faccio perché so quanto ho combattuto per questo decreto, dovete consentirmi di avere passione. Ho fatto questo decreto consapevole della missione importante come ministro e che ora avete voi come Parlamento per approvarlo, io non ho nessun attaccamento per un curriculum rispetto a un altro non ho alcun motivo di difendere il curriculum di Scaffidi ma non vi è alcun conflitto di interessi. Io al decreto ci tengo per i cittadini calabresi, se ritenete che debba darvi una risposta su qualcosa che non è ancora avvenuta, posso senza problemi dire che se questo elemento diventa fondamentale per proseguire noi rinunciamo a qualunque ipotesi - anche se non c'è conflitto di interessi - di fare questa nomina».

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