La presidente del Consiglio oggi sarà per la terza volta nella nostra regione. La prima dopo il tragico naufragio dei migranti. A Gioia Tauro promise invece grandi investimenti per le infrastrutture del Meridione
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La premier Giorgia Meloni sarà a Limbadi per inaugurare, alle 17, la nuova caserma dei carabinieri che verrà ospitata in una villa confiscata al clan Mancuso. Insieme a lei ci sarà il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Un segnale preciso della presenza dello Stato in Calabria. Un segnale preciso della vicinanza del Governo alla nostra regione. La presenza dell’esecutivo sui territori è, infatti, sempre un fatto positivo se non altro sotto l’aspetto simbolico.
La visita a Cutro dopo il naufragio
Sarà la terza visita della presidente del Consiglio in Calabria. La prima diciamo subito che non fu molto fortunata. Giorgia Meloni, con tutto il Governo al seguito, era arrivata a Cutro dodici giorni dopo il tragico naufragio sulla spiaggia di Steccato in cui persero la vita 92 persone, fra cui diversi bambini. La premier decise di tenere una conferenza stampa nella sede del Comune di Cutro. Non andò sulla spiaggia luogo del naufragio, non andò al palazzetto di Crotone dove si trovavano le bare delle vittime in attesa dei parenti o di identificazione. Quando i cronisti calabresi glielo fecero notare la Meloni sgranò gli occhi: «Perché, sono ancora qui? Inviteremo i parenti a Palazzo Chigi», disse al termine di una conferenza stampa in formato Corrida in cui la premier si incartò nella ricostruzione degli eventi, accusò i cronisti di volere sottilmente far passare il concetto che il Governo avesse voluto far naufragare il barcone, lanciò la famosa frase «Vogliamo combattere in tutto il globo terracqueo i trafficanti di morte».
Smesse le polemiche (e anche il portavoce Mario Sechi che non riuscì a gestire l’appuntamento e preservare la premier dal caos stampa) il Governo varò dall'avamposto calabrese il decreto Cutro, salvo poi tornare in tutta fretta a Roma.
Il provvedimento modificava tra l’altro la disciplina che stabilisce le quote massime di migranti in ingresso in Italia; rendeva più stringenti alcuni vincoli per il riconoscimento della protezione internazionale; eliminava alcuni servizi, come l’assistenza psicologica o i corsi di lingua italiana, tra quelli che devono essere assicurati nelle strutture di prima accoglienza per i migranti. Ma soprattutto il decreto aumentava le pene per i delitti che riguardano l’immigrazione clandestina e introduceva un nuovo reato penale: «Morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina». Una fattispecie però che ha trovato un numero limitatissimo di applicazioni poi nei tribunali. Non solo. Anche il meccanismo che accelerava i rimpatri ha trovato scarsissima applicazione al punto che, tanto per avere un'idea, il tribunale di Palermo (dove scoppiò per primo il caso) ad agosto 2024 su 28 richieste di rimpatrio accelerato ne respinse 26.
La scelta di agire sul piano penale non si è rivelata molto efficace neppure per dissuadere le partenze, come pure aveva auspicato la Meloni, secondo la quale introdurre pene così severe avrebbe scoraggiato migranti e scafisti.
Nei mesi seguenti l’approvazione del decreto, anzi, gli sbarchi sono aumentati. La circostanza fu certificata dallo stesso ministro Piantedosi che, in audizione nel novembre successivo nel comitato interministeriale Schengen, disse che «al 6 novembre sono sbarcati 145.314 migranti a fronte degli 88.095 e dei 54.733, rispettivamente, degli analoghi periodi del 2022 e 2021». Cutro al momento resta davvero solo una manifestazione d’intenti. Così come la realizzazione dei centri in Albania che al momento non stanno producendo alcun effetto.
La firma del Patto di coesione a Gioia Tauro
L’altra visita fu più tranquilla. Se a Cutro trovò i cittadini a lanciargli peluche contro le auto, la seconda volta trovò solo grisaglie e alte uniformi. Questa volta la premier venne da sola al porto di Gioia Tauro il 16 febbraio 2024 quando, insieme al presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto, firmò il Patto di coesione, il primo siglato dal Governo nel Sud. Era il periodo “caldo” dell’autonomia differenziata, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, aveva portato a Roma circa 700 sindaci per protestare contro la riforma.
La Meloni nel suo discorso disse che erano altri ad aver diviso l’Italia fra cittadini di serie A e di serie B. Chi ha operato questa divisione, per la premier, sono quelli che hanno inventato il reddito di cittadinanza considerando questi territori non recuperabili e quindi l’unica cosa che si poteva fare era garantire un minimo di sussistenza. Per il Governo invece il Paese va messo in eguali condizioni. Per questo nell’occasione la Meloni parlò di infrastrutture di cittadinanza ovvero di grandi investimenti in infrastrutture per recuperare la competitività del Sud.
Quello a cui pensava veramente la premier era ovviamente il Ponte sullo Stretto. Difatti da lì a pochi mesi diverse risorse del Patto di coesione vennero “congelate” per essere destinate alla costruzione dell’opera. Meno interessante, forse, gli era sembrato il porto di Gioia. In effetti nell’occasione volò via subito dopo la conferenza, senza visitare il retroporto, senza incontrare le maestranze. Non solo. Ma dopo qualche mese il Governo decise di eliminare le otto Zes territoriali per creare la Zes unica. Non proprio una fortuna per Gioia.
Oggi ci sarà la terza visita. Ribadiamo un fatto positivo per la regione. Si inaugura una caserma dei carabinieri ma la Calabria non ha bisogno solo di repressione.