Le forze consiliari di minoranza concentrano le attenzioni sulla gestione dell’Avvocatura comunale: «Un’amministrazione che protegge solo i suoi e ignora le leggi quando non fanno comodo»
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«Avvocatura d’oro e silenzio in Comune». Le forze di opposizione in consiglio comunale tornano a puntare il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Flavio Stasi, accusata di non rispondere su un tema ritenuto politicamente ed eticamente rilevante: la gestione dell’avvocatura comunale e i compensi assegnati ad alcuni funzionari. Nel mirino sarebbero finiti oltre 250mila euro, spesi in tre anni in favore di un unico legale interno, cifra che – secondo i consiglieri di minoranza – supererebbe i limiti fissati dal regolamento comunale. «Le norme sono chiare – scrivono in una nota – i compensi non possono superare la retribuzione lorda annua, ma a Corigliano-Rossano le regole valgono solo per chi non fa parte del sistema Stasi».
A irritare maggiormente i gruppi consiliari di opposizione non è solo la cifra, ma soprattutto l’assenza di risposte da parte della giunta. «Dopo interrogazioni, interventi, richieste scritte, tutto tace. Nessuna indicazione sulla restituzione delle somme, nessun procedimento disciplinare, nessun chiarimento sulle responsabilità amministrative. E la maggioranza resta in silenzio, schierata, obbediente, senza una voce fuori dal coro».
Giunta Stasi accusata di «sultanato»
Per la minoranza l’amministrazione si tratta dell’ennesima conferma di una gestione chiusa, accentratrice e personalistica: «Un sultanato amministrativo dove il dissenso non è ammesso e il consiglio comunale è ridotto a salotto muto. Non una presa di posizione autonoma da parte dei consiglieri di maggioranza».
Altro nodo sollevato riguarda l’utilizzo di incarichi esterni. Esisterebbe, secondo i consiglieri di opposizione, una short list pensata per garantire rotazione e trasparenza, ma – si denuncia – «l’amministrazione continua ad affidare gli incarichi sempre agli stessi. Gli amici di sempre, i fedelissimi della dottrina Stasi. Le cene private si trasformano in accordi pubblici e le regole restano un dettaglio aggirabile».
La nota si chiude con un appello alla cittadinanza e un messaggio diretto al sindaco: «Il silenzio non è una risposta. La città ha il diritto di sapere come vengono gestiti i soldi pubblici, chi decide, con quali criteri. Non può esistere un’amministrazione che protegge solo i suoi e ignora le leggi quando non fanno comodo».