Gratteri non basta a difenderci dal rischio dell’abbraccio tra economia criminale e legale

Il Procuratore Antimafia dimostra ancora una volta di avere la visione e la conoscenza più lucida del fenomeno e dell’evoluzione della ‘ndrangheta contemporanea. E tuttavia, purtroppo, non sarà solo l’azione di un magistrato, per quanto coraggiosa, a liberarci dai rischi e dal baratro che rappresenta la mutazione genetica della ‘ndrangheta

di Pasquale Motta
martedì 9 gennaio 2018
17:12
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L’operazione della DDA di Catanzaro, al netto della repressione dell’associazione mafiosa, ancora una volta tenta di spezzare il sistema con il quale la ‘ndrangheta tenta di occultare i proventi criminali nel contesto dell’economia legale. Il tentativo della ‘ndrangheta a tutte le latitudini geografiche nelle quali si sta radicando, è ormai questo. L’economia criminale tenta di fare sistema con l’economia legale. La “mutazione genetica” del fenomeno sta tutta qua. La novità dell’operazione della DDA coordinata dal Procuratore Capo, dott. Nicola Gratteri oltre alla ripulitura della zavorra criminale cerca soprattutto di spezzare il consolidamento di questo sistema.Un sistema sempre più radicato, più infiltrato e,solidamente inserito, nell’economia reale della nostra regione, del nostro paese e sempre di più, purtroppo a livello europeo. Contesto europeo che spesso sul piano investigativo e culturale non è preparato per individuarne contorni e pericolosità.

 

Nell’operazione Stige il territorio di conquista è la Germania. La stessa Germania che, alla pari di tante altre nazioni europee, ha sottovalutato per anni il fenomeno di infiltrazione nell’economia reale. C’è voluto un fatto traumatico affinché gli investigatori tedeschi si svegliassero: sei cadaveri, quelli della strage di Duisburg o strage di Ferragosto il 15 agosto 2007.La battaglia dunque è lunga, molto piùcomplessa di come si può immaginare e non si risolve solo con la repressione.


Il Procuratore Gratteri, nella lettura del fenomeno, indubbiamente è il magistrato che ha un passo in più del resto della Magistratura inquirente italiana. La partita però, è complessa e, soprattutto, insidiosa. Innanzitutto perché bisogna stare attenti a non buttare l’acqua sporca con tutto il bambino. Le aziende che spesso sono coinvolte, infatti, come nel caso dell’operazione Stige, sono imprese sane e bene inserite nei circuiti commerciali ed economici. Aziende che contribuiscono a mantenere il già precario PIL calabrese e, anche, il livello occupazionale.


Dunque, bisogna agire su due fronti. Il primo. Comprendere come sottrarle all’influenza, al condizionamento e dall’infiltrazione mafiosa, ovvero, prevenirne la contaminazione. Il secondo. Una volta scoperto l’arcano quali iniziative mettere in atto per non liquidarle definitivamente dal mercato.


Questione intricata e complessa e non da ora. L’esperienza, purtroppo, ci consegna una storia disastrosa su questo fronte, soprattutto per quanto riguarda i patrimoni confiscati.


La novità di oggi è stata ben evidenziata in conferenza stampa e dimostra che il fenomeno è ben chiaro alla struttura coordinata del dott. Gratteri. Il Procuratore Antimafia, ancora una volta, dimostra di avere la visione e la conoscenza più lucida del fenomeno e dell’evoluzione della ‘ndrangheta contemporanea.


Nella conferenza stampa, infatti, il Procuratore ha sostenuto che l’operazione Stige è un’operazione da far studiare nelle scuole di Polizia. Ma –ha aggiunto- la novità è quella di un “sogno” che si realizza, la composizione di una squadra con i migliori investigatori dell’Arma, i “primi della classe”, i quali hanno lavorato di sponda con la Germania e in raccordo con eurojust. Tutto ciò, in qualche modo ci tranquillizza, anche perché indagini come queste e, soprattutto, operazioni di polizia imponenti che coinvolgono imprenditori, politici e ‘ndranghetistici devono essere fatte con precisione maniacale affinché poi reggano nei processi. Diversamente, come spesso è avvenuto nel passato, rischiano di diventare enormi carrozzoni mediatico-giudiziari con il loro strascico di disastri sia sul fronte della credibilità della giustizia, sia sul fronte della realeincisività nella lotta al contrastodella contaminazione del sistema economico criminale con il sistema economico legale.


Il Procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto, visto il coinvolgimento nell’operazione di diversi Sindaci e amministratori, ha sostenuto che sarebbea rischio “la libertà di voto” e che saremmo sull’orlo del baratro. Problema reale. Tuttavia è un problema connesso alla formazione del sistema economico e, dunque, della ricchezza. In una regione povera come la Calabria, infatti,il rischio della libertà del voto è molto più antico dell’operazione di oggi. Il potere economico nella nostra terra e, nel sud più in generale, ha sempre orientato il consenso, anzi, spesso lo ha formato, è avvenuto oggi, avveniva ai tempi del latifondo. Se nell’epoca attuale la ricchezza poggia su di un ibrido sistema economico fondato tra l’integrazione dell’economia criminale con quella legale, è evidente che, nella selezione della classe dirigente delle istituzioni e dell’economia, il sistema criminale la farà da padrone. Partiti, società civile, mondo economico dovrebbero cominciare a riflettere seriamente su come si forma il consenso nella nostra Regione e più in generale nel Sud. E’ indubbio che, l’operazione di oggi coordinata da Grattericerca di sbloccare la Calabria e cerca di liberarla dal morso mortale all’economia criminale. E tuttavia, purtroppo, non sarà solo l’azione di un Magistrato, per quanto coraggiosa, a liberarci dai rischi e dal baratro che rappresenta la mutazione genetica della ‘ndrangheta. Il lavoro vero bisognerà farlo sulla società e dovranno farlo le forze ancora libere da quell’abbraccio mortale che, almeno ci auguriamo, sono ancora la maggioranza delle forze sociali della nostra terra e del nostro Paese.


Pasquale Motta

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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