La struggente opera di Giacomo Puccini racconta la tragica storia di Butterfly, simbolo di dedizione assoluta e dolore, attraverso una musica intrisa di passione e malinconia
Tutti gli articoli di Opinioni
PHOTO
La Madama Butterfly è una delle opere liriche italiane, considerate tra le più belle al mondo. Divisa in tre atti, musica di Giacomo Puccini e libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, racconta la tragica storia d’amore tra Cho-Cho-San (Butterfly), una giovane geisha giapponese, con il tenente americano Pinkerton.
Il nome dell'eroina protagonista dell'opera (Butterfly) significa: "Signorina Farfalla". Un nome che ci rimanda ai concetti di delicatezza e fragilità.
Le caratteristiche di questo personaggio sono: la purezza, l'innocenza e la totale dedizione all'amore.
La sua passione amorosa per Pinkerton è sincera, incondizionata ed assoluta, al punto da rinnegare la sua cultura e la sua famiglia, pur di sposarlo.
Nel primo atto dell'opera, assistiamo al matrimonio tra i due. L'eroina appare sinceramente innamorata del tenente, mentre per lui, quel matrimonio, è soltanto una fugace e temporanea passione. Poco dopo il matrimonio, infatti, Pinkerton parte per l'America. Butterfly lo aspetta e lo ama nel ricordo che conserva di lui, per ben 3 anni, nella speranza e nell'illusione di un suo ritorno. Rifiuta ogni pretendente che le si avvicinava. Aspetta il ritorno dell'amato e lo fa con fede e devozione. È nel secondo atto che da sfogo ai suoi pensieri ed ai suoi sentimenti con una delle arie più struggenti di tutta l'opera: "Un bel dì vedremo, aria cantata a Suzuki, la sua fedele serva, la quale piange disperata perché capisce che, ormai, quell’uomo non tornerà più. Butterfly è totalmente incapace di accettare la realtà e immagina questo ritorno:
_"Poi la nave bianca
entra nel porto,
romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!"_
E prosegue ancora:
_"chiamerà: piccina mogliettina
olezzo di verbena,
i nomi che mi dava al suo venire"_
E poi rivolgendosi a Suzuki, conclude dicendo:
_"Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura,
io con sicura fede l’aspetto."_
Sulle struggenti note di Giacomo Puccini, si consuma una delle scene più belle di tutto il melodramma. Una scena di dolore e passione, sentimenti vissuti dall'eroina, contemporaneamente, nell'illusione tragica dell'arrivo del suo amato Pinkerton.
Il secondo atto si conclude con il famoso "coro a bocca chiusa": Butterfly, insieme a Suzuki e suo figlio, si mettono dietro un paravento ed attendono, vanamente, il ritorno di Pinkerton. Puccini ci trascina in una musica triste, intrisa di malinconia e lo fa sua consueta eleganza.
Nel terzo atto si assiste al tanto atteso ritorno del tenente dall'America, ma torna con una nuova moglie. È a questo punto che Butterfly capisce di essere stata ingannata. Lui è tornato soltanto per portarle via il figlio avuto dalla donna in sua assenza. A questo punto l'eroina è gettata nello sconforto più totale. Davanti a sé vede il nulla; ogni sua certezza è andata perduta e, dunque, decide di compiere l'estremo gesto, conficcandosi nel petto un pugnale. Sulle note dell'aria conclusiva si consuma questo "delitto orrendo" (citando un'altro suicidio emblematico dell'opera pucciniana, ovvero quello di Liù nella Turandot, di cui vi ho già precedentemente parlato).
Butterfly consuma la sua vita sussurrando le parole: "Con onor muore chi non può serbar vita con onore".
Il suo personaggio non rappresenta una semplice donna innamorata, è molto di più.
È una giovane che crede nell’amore puro, la quale viene tradita dalla realtà. Rappresenta la figura della donna che rinuncia a tutto, persino alla propria famiglia d'origine, per amore. È disposta a soffrire, fino al sacrificio estremo del suicidio. È disposta a rinunciare alla sua stessa vita, ma non ad abbandonare l'idea di uomo che ama e che conserva dentro sé.
La vicenda di questa eroina, continua a commuovere il pubblico, per la straziante storia d'amore e per la musica di Puccini, il quale ci consente di scendere negli abbissi dell'anima dei personaggi rappresentati.