Donald Trump l’ha fatto di nuovo. Con la grazia di un elefante in un negozio di finissime porcellane, l'ex presidente (e possibile futuro) ha deciso di trasformare il commercio globale in un episodio di "Squid Game" economico. Il suo attesissimo Liberation Day, alias il giorno dell’annuncio dei nuovi dazi sulle merci europee, sembra più una dichiarazione di guerra commerciale che una celebrazione della libertà. Perché nulla dice "America First" come il far pagare agli americani di più per le cose che già comprano dall’Europa.

La Casa Bianca ha definito questa giornata «una delle più importanti nella storia dell’America moderna» che, tradotto, suona più o meno come... «stiamo per combinare un gran casino». Si vocifera di tariffe universali del 20% su tutte le importazioni dall’UE, ma le possibilità sono aperte: dai dazi "soft" stile carezza con il mattone a misure così severe che persino il Medioevo sembrerebbe più avanzato.

L'Europa (o quello che ne resta) ovviamente non ha intenzione di restare a guardare. Ursula von der Leyen ha già messo in chiaro che «se serve, difenderemo i nostri interessi, la nostra gente e le nostre aziende». Occhio The Donald... perché i nostri dazi di ritorsione sono già pronti e non vedono l’ora di entrare in azione!

Bisogna comunque fare attenzione, perché i dazi non sono solo una spada a doppio taglio: sono una granata alla quale è stata tolta la sicura! Secondo Moody’s, la mossa trumpiana potrebbe generare un introito extra di 6 mila miliardi di dollari, ma con effetti collaterali degni di un film catastrofico: disoccupazione al 7,3%, calo del PIL dell’1,7% e un biglietto di sola andata per la recessione mondiale. E per quegli illusi che pensano che Trump possa tornare sui suoi passi, basti dire che la portavoce Karoline Leavitt ha affermato che il presidente è «sempre pronto per una buona negoziazione». Certo, come il lupo è sempre pronto per una cena a base di agnello.

Italia: a rischio mozzarella, vino e Ferrero Rocher

Per noi italiani, la mazzata potrebbe risultare altamente tramortente. Con 65 miliardi di esportazioni negli USA nel 2024, i dazi rappresentano una minaccia grande quanto un piatto di carbonara senza guanciale. Cottarelli, con proverbiale pragmatismo, invoca il rispetto per l'Europa, Giorgia Meloni predicaniente "occhio per occhio" con Trump, bensì strategia e moderazione. Una scelta saggia o un atto di fede? Nel frattempo, Matteo Salvini vede la crisi come "un’opportunità": sì... come dire che una tempesta perfetta è un’ottima occasione per testare il proprio ombrello. Noi uomini e donne della strada, spettatori paganti di questo circo geopolitico, non possiamo fare altro che prepararci a una lunga stagione di mosse imprevedibili, ritorsioni e inevitabili meme in rete.