Nell’intervista al Financial Times la premier svela la linea in politica estera. Per la presidente del Consiglio sarebbe «infantile» scegliere tra i due continenti
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«Gli europei sono parassiti? J. D. Vance ha ragione, l'Europa si è persa». La premier Giorgia Meloni in un'intervista rilanciata al Financial Times ha svelato la linea dell'Italia in politica estera provando a mascherare l'attrazione fatale verso la deriva trumpista che sta investendo l'alleanza atlantica, con un posizionamento equidistante tra Europa e Stati Uniti.
Sarebbe «infantile», secondo Meloni, scegliere tra i due continenti. Una posizione all'apparenza neutrale ma che di fatto pone l'Italia al di fuori del recinto dell'Unione Europea perseguendo quello che secondo molti osservatori politici sarebbe il fine ultimo dell'amministrazione americana: la "divisione" degli stati europei al fine di intrattenere con gli stessi rapporti commerciali bilaterali.
Intanto le relazioni istituzionali al tempo del trumpismo hanno visto il presidente americano non scusarsi e anzi rilanciare le accuse del suo vice J. D. Vance e del segretario alla Difesa Pete Hegseth contro l’Europa emerse dalla chat top secret su Signal con i piani del Pentagono per l’attacco in Yemen. La chat è stata condivisa per errore con il direttore della rivista Atlantic ed è divenuta di dominio pubblico.
«Non sopporto di dover salvare di nuovo l’Europa», aveva scritto Vance a proposito di un raid Usa contro gli Houthi. «Condivido pienamente il tuo odio per il parassita europeo, è patetico», gli aveva risposto Hegseth. Ma a peggiorare il quadro ci ha pensato lo stesso presidente Usa che ha dichiarato: «Sono d’accordo, sono parassiti. Lo sono stati per anni, ma non li biasimo, biasimo Biden», ha detto Trump riferendosi agli scambi commerciali e ai dazi.
Ma tornando alla prima intervista rilasciata dalla premier ad un giornale straniero da quando è entrata in carica nel 2022, uno dei passaggi più discutibili riguarda il vicepresidente J. D. Vance. Meloni dice di essere d'accordo con lui, quando questi a Monaco ha accusato l'Europa di avere rinnegato la libertà di espressione. Un modo per rilanciare anche da Palazzo Chigi il cavallo di battaglia delle nuove destre di tutto il mondo, l'ideologia woke imposta da una cricca di burocrati parassiti. «Devo dire che sono d'accordo» - ha detto la premier. «lo dico da anni... L'Europa si è un po' persa. La critica di Trump all'Europa non era rivolta al suo popolo ma, ha sostenuto Meloni, alla sua "classe dirigente e all'idea che invece di leggere la realtà e trovare modi per dare risposte alle persone, si possa imporre la propria ideologia alle persone».
Trump «primo alleato» dell'Italia
È «nell'interesse di tutti – ha continuato Meloni - superare le gravi tensioni nelle relazioni transatlantiche», descrivendo le reazioni di alcuni leader europei al presidente americano Donald Trump come «un po' troppo politiche».
Per l'Italia, ha aggiunto, il presidente americano non rappresenta un avversario, bensì «il primo alleato».
«Sono conservatrice - ha dichiarato - Trump è un leader repubblicano. Di sicuro sono più vicina a lui che a molti altri, ma capisco un leader che difende i suoi interessi nazionali. Io difendo i miei».
«I nostri rapporti con gli Stati Uniti sono i più importanti che abbiamo», ha proseguito la presidente del Consiglio, sostenendo che «l'Italia può avere buoni rapporti con gli Stati Uniti e se c'è qualcosa che l’Italia può fare per evitare uno scontro con l'Europa e costruire ponti, lo farò, e questo è nell’interesse degli europei».
L'illusione di poter agire da "pontiera" nell'interesse anche dell'Europa, tuttavia, appare come un equilibrismo destinato a durare poco, ovvero almeno fino a quando i dazi non colpiranno i principali Paesi europei esportatori tra cui l'Italia. Uno scenario che richiederebbe di negoziare nel brevissimo termine condizioni meno dannose per la nostra economia (e magari anche per quella degli altri paesi europei) invece di genuflettersi, sul piano dell'ideologia, nell'affannata rincorsa del trumpismo.