Scuola, a rischio 600 lavoratori calabresi impiegati nelle pulizie: proteste

Sit-in a Catanzaro davanti la sede dell’Ufficio scolastico regionale: «Il governo si faccia carico della vertenza»

di Redazione
22 novembre 2019
11:28
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Operatore impiegato nelle pulizie
Operatore impiegato nelle pulizie

«Dal 1 gennaio 2020 più della metà dei lavoratori attualmente impegnati nelle pulizie delle scuole calabresi rischia di restare disoccupata». È quanto denunciano i sindacati Filcams Cgil e Fisascat Cisl, che questa mattina hanno tenuto un sit-in di protesta davanti la sede dell'Ufficio scolastico regionale, a Catanzaro.

 

Alla manifestazione partecipa un centinaio di lavoratori addetti alla pulizia delle scuole, provenienti da tutta la Calabria. «Fino a oggi – hanno osservato i sindacati - i lavoratori e i servizi da loro svolti sono stati tenuti in piedi grazie alle somme destinate dallo Stato attraverso gli appalti pubblici. Una situazione di precariato che finalmente sembrava aver trovato un approdo sicuro grazie al decreto legge che ha messo la parola fine agli appalti esterni nelle scuole pubbliche decidendo di stabilizzare e internalizzare i lavoratori. Tuttavia - hanno sostenuto Filcams Cgil e Fisascat Cisl - il governo non sta gestendo questo passaggio con attenzione e, come avevamo previsto, le aziende titolari degli appalti hanno aperto le procedure di licenziamento collettivo per tutti i dipendenti».

 

Al governo viene chiesto di farsi carico della vertenza, senza perdere altro tempo, per scongiurare i licenziamenti e per fare in modo che tutti i lavoratori del bacino vengano stabilizzati dal primo gennaio 2020: «Per come oggi è concepito il decreto, più della metà dei lavoratori calabresi impegnati nella pulizia delle scuole, 650 circa su un totale di 1200, rischiano di iniziare l’anno nuovo da disoccupati o in alternativa con un lavoro stabile ma part time e un reddito da fame». Filcams Cgil e Fisascat Cisl e Uil hanno quindi concluso: «Non ci fermeremo fino a quando questa vertenza non troverà la giusta risoluzione. E chiediamo anche alle istituzioni e alla politica calabresi di sostenere con determinazione la nostra lotta».

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