Sanità, il Consiglio regionale salva i “precari” e affossa gli “idonei”: scoppia la guerra tra poveri

VIDEO | Rimane il rischio di non riuscire a soddisfare le richieste dei quasi cinquecento lavoratori calabresi, tra cui i duecento operatori del Pugliese, e i cento oss di Cosenza e Reggio

di Angela  Panzera
1 ottobre 2019
12:15
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La protesta degli operatori sanitari idonei
La protesta degli operatori sanitari idonei

La legge “salva-precari”, dopo una seduta lunghissima del consiglio regionale in cui si è registrato un acceso dibattito, alla fine ieri è stata approvata dall’aula, ma la norma che sulla carta si impegna a rinnovare i contratti a tempo determinato nonché quelli cessati di recente per i quasi cinquecento operatori socio-sanitari, ma anche infermieri e tecnici potrebbe essere presto bocciata sia dalla Corte Costituzionale e soprattutto non essere presa in considerazione, sul fronte degli effetti dal generale Saverio Cotticelli.

I numeri delle assunzioni

La sanità in Calabria è commissariata da oltre dieci anni e questo tutti i consiglieri regionali lo sanno bene e per loro stessa ammissione, durante la discussione in Consiglio, in questa materia non si può legiferare. L’unico soggetto deputato a prendere determinate decisioni è il commissario straordinario. Alcuni dai banchi si sono “difesi” sostenendo che la norma, proposta dal presidente della commissione regionale sulla sanità Michele Mirabello e dal consigliere Baldo Esposito, deve essere letta come un semplice “atto di indirizzo” politico e che l’ultima parola spetta proprio a Cotticelli. In buona sostanza tutti erano consapevoli, Mario Oliverio compreso, che il rischio di non “salvare” alcun posto di lavoro rimane concreto. Cotticelli nei giorni scorsi è stato chiarissimo: «Bisogna gettare la maschera, essere concreti e dire la verità. Pur soffrendo per le conseguenze umane, ha dichiarato a margine della sua audizione in commissione, la legge è invalicabile. Abbiamo fatto il fabbisogno che trasmetterò al Tavolo che mi ha vietato di fare assunzioni perché le 500 posizioni rappresentano un numero che purtroppo non è stato assorbito dai pensionamenti, come invece speravamo».

Speranze sfumate per i precari?

Potrebbero quindi, svanire nel nulla le speranze dei duecento operatori del “Pugliese- Ciaccio” di Catanzaro, come quelli dei cento Oss di Cosenza e Reggio Calabria. Lavoratori che per anni hanno servito i nostri ospedali e su cui la Regione avrebbe dovuto investire e assicurare, ma che di fatto sono stati messi alla porta a causa delle inefficienze politiche in materia di sanità. Superati infatti, i 48 mesi il tempo determinato non si può più prorogare. E a dirlo è stata la Corte Costituzionale che nei giorni scorsi ha bocciato o provvedimento simile in Basilicata.  E proprio su questa sentenza si muove l’indignazione e la rabbia delle centinaia di idonei delle graduatorie aventi diritto e vincitori di concorso che, in una protesta parallela, hanno urlato a gran voce che la «legge “ salva-precari” non sono è illegale ma è anticostituzionale» e hanno dichiarato nel contempo che si rivolgeranno alla giustizia chiedendo «l’intervento del procuratore Gratteri».

Gli idonei pronti a impugnare il provvedimento regionale

A nulla sono valse le rassicurazione del consigliere Mirabello il quale ha dichiarato che non siamo in presenza di «una guerra fra poveri» perché la norma approvata prevede anche che si proceda alla scorrimento delle graduatorie con la conseguente assunzione, entro il 31 dicembre, vincitori e idonei delle graduatorie valide. «Noi non siamo contro i precari- ci dice uno degli idonei-siamo anche noi padri di famiglia e capiamo la loro situazione, ma anche noi lo siamo. Non è colpa nostra sono stati i “ potenti” che ci hanno messo un ring a fare questa guerra fra poveri. Noi vogliamo solo che la legge venga rispettata». Gli idonei sono quindi giustamente agguerriti e sono pronti «ad impugnare il provvedimento regionale» e diffidano anche le aziende sanitarie a dare seguito con le eventuali assunzioni dei precari «perché la legge deve essere rispettata e chi non lo farà dovrà risponderne anche sul fronte personale».

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