Due anni dopo l’affondamento della “Summer of love”, sei militari di Gdf e Capitaneria alla sbarra con l’accusa di naufragio colposo e omicidio plurimo colposo
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
«Una persona sul ponte superiore, possibili persone aggiuntive sotto coperta, giubbotti di salvataggio non visibili, buona galleggiabilità, stato del mare 4. Portelli aperti a prua, significativa risposta termica dei boccaporti». La prima comunicazione alle autorità italiane arriva dagli uffici di Frontex alle 23.02 del 25 febbraio di due anni fa.
L’aereo “Eagle 1” dell’agenzia in pattugliamento sul Mediterraneo ha avvistato quel barcone in mare aperto, a circa 40 miglia dalle coste calabresi, poco meno di due ore prima, alle 21.26. Passeranno altri 20 minuti prima che gli uffici della Guardia di Finanza girino la comunicazione ai colleghi della Capitaneria di porto: «Trattasi di natante con migranti a bordo attualmente a 41 miglia da località Le Castella» dice il messaggio inoltrato dalla sala operativa di Pratica di Mare. Quel natante con “migranti a bordo” è la “Summer of love”, il caicco turco che meno di sei ore dopo si schianterà su una secca a poche decine di metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro.
Quelle scarne comunicazioni segnano l’inizio di un’operazione, carica di presunte “inerzie” e “omissioni”, in cui nulla andrà per il verso giusto e che ora, a due anni esatti dalla più grave tragedia migrante della storia della Calabria, saranno parte del processo ai militari chiamati a rispondere della morte di 94 persone, 36 dei quali poco più che bambini.
Sono sei gli indagati che il prossimo 5 marzo compariranno davanti ai giudici del Tribunale di Crotone per l’udienza preliminare del processo per il naufragio di Steccato. Alberto Lippolis (comandante del Roan della Guardi di finanza di Vibo Valentia), Antonino Lopresti (in qualità di ufficiale in comando tattico e controllo tattico al Roan di Vibo), Giuseppe Grillo (quella sera capoturno della sala di controllo del comando provinciale della guardia di finanza e del Roan di Vibo), Nicolino Vardaro (a capo del gruppo aereonavale di Taranto), Francesca Perfido della capitaneria di Reggio e Nicola Nania, ufficiale di ispezione in servizio al Centro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo della Guardia costiera di Roma, tutti indagati con l’ipotesi di naufragio colposo e omicidio plurimo colposo.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, quella notte, niente andò per il verso giusto nelle operazioni di soccorso. Alle 23.32 Lopresti, al comando tattico al Goan, dopo avere avvisato la capitaneria di porto di Reggio Calabria «omettendo di assicurarsi che la capitaneria fosse informata delle difficoltà di navigazione, circostanza indispensabile per la corretta valutazione dello scenario operativo» dispone «l’impiego dell’unità V5006 sebbene perfettamente conscio dell’impossibilità per l’unità di navigare e comunque delle difficoltà incontrate a causa delle condizioni meteo marine particolarmente avverse e contestualmente richiedeva al Goan di Taranto utilizzo della pattugliatore PV6 Barbarisi dislocato nel porto di Crotone sebbene perfettamente consapevole che il servizio di pattugliamento previsto per quella sera era stato annullato per avverse condizioni meteo».
Nonostante la richiesta di intervento per il pattugliatore Barbarisi, passano due ore prima che da Taranto arrivi il via libera al suo utilizzo: l’ordine impartito da Vadaro arriverà infatti solo alle 02.05 del mattino «pur sapendo che il target avrebbe fatto ingresso nelle acque territoriali intorno alle 2:30, accumulando un ritardo di due ore, tutto ciò dovuto alla precisa e negligente scelta operativa di impartire l’ordine di navigazione all’ultimo minuto per intercettare il target in prossimità della costa».
A finire al vaglio del Tribunale di Crotone c’è poi la posizione di Francesca Perfido e Nicola Nania che pur avendo percepito dall’operatore della guardia di finanza Spanò «un esito incerto delle operazioni condotte dalla guardia di finanza a causa delle condizioni meteo particolarmente avverse e in peggioramento” omettevano di “acquisire informazioni complete e di approfondire l’incidenza delle condizioni meteo marine sulla riuscita dell’operazione assunta dalla Guardia di finanza così da non potersi determinare compiutamente in merito alla corretta qualificazione dell’evento e conseguentemente, di qualificare l’evento come Sar».