Sciopero della fame per il sindaco di Fuscaldo arrestato: «Sono innocente»

Gianfranco Ramundo, coinvolto nell'operazione Merlino, dal carcere consegna il suo sfogo ad una dichiarazione diffusa tramite la sua famiglia: «Ho subito una brutale ingiustizia»

di Redazione
14 novembre 2018
11:48
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Gianfranco Ramundo, sindaco di Fuscaldo
Gianfranco Ramundo, sindaco di Fuscaldo

«Sono giunto al sesto giorno di sciopero della fame. Questo è l'unico modo per urlare la mia innocenza, di fronte ad una grave ingiustizia subìta. Un atto gravemente ingiusto, un'accusa tutta da provare, che ha portato ad una misura cautelare in carcere, che sta privando della libertà una persona innocente». E' quanto afferma, in una dichiarazione diffusa per mezzo della sua famiglia, il sindaco di Fuscaldo, Gianfranco Ramundo, arrestato lo scorso 5 novembre con l'accusa di corruzione e tentata concussione nell'ambito di un'operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Paola e condotta dalla Guardia di finanza.

 

«Quella che sto subendo in questi giorni - prosegue Ramundo - é una brutale ingiustizia ed é per questo motivo, che ho inteso iniziare, da venerdì, lo sciopero della fame. Perché è intollerabile ciò che mi sta accadendo, ancor di più per un clamore mediatico inaudito, atteso che il sottoscritto non è accusato né di corruzione e né di peculato, ma bensì di falso ideologico a causa di ordinanze contingibili ed urgenti firmate per consentire la gestione del depuratore, in attesa dell'espletamento di un bando europeo, che, per vicissitudini burocratiche, che ho avuto già modo di illustrare e spiegare in sede di interrogatorio, non poteva essere redatto nei tempi sperati. Ovviamente, non potevo consentire, da sindaco, il non funzionamento del depuratore, anche perché, in quel caso, avrei causato un enorme danno ambientale, che, quello sì, mi sarebbe pesato sulla coscienza. Quindi, né regalie, né ruberie e né altro, come si sta già constatando, d'altronde».

«Ho sempre servito il mio paese - aggiunge Ramundo - e sono stato il primo a compiere sacrifici nel momento del bisogno e nel momento in cui abbiamo dovuto affrontare il dissesto finanziario. Ho rinunciato alle indennità, ai rimborsi, ho spesso pagato di tasca mia pur di far risparmiare il Comune. Sotto l'aspetto economico ci ho perso, altroché. Ed è tutto alla luce del sole. Perciò, l'ingiustizia che sto subendo non può essere tollerata ed è per questo che l'unico modo per protestare e per far sentire la mia voce è quello dello sciopero della fame. Non ho altri mezzi, in attesa del trionfo della verità, che tutti, a questo punto, meritano».

 

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