Autobomba, la famiglia Vinci contro la Regione: «Sapevano del processo»

Duro sfogo quelle dei coniugi e dell’avvocato De Pace sulla mancata costituzione di parte civile degli enti: «L’apertura del dibattimento era stato largamente preannunciato». Da Libera: «Parole sprezzanti». L'associazione non ci sta e replica 

di Redazione
24 settembre 2019
07:06
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Rosaria Scarpulla e l’avvocato De Pace
Rosaria Scarpulla e l’avvocato De Pace

Con una nota stampa dai toni durissimi l’avvocato Giuseppe De Pace e la famiglia Vinci-Scarpulla attaccano duramente la Regione Calabria e l’associazione Libera. Oggetto del contendere la mancata costituzione di parte civile di entrambe nel processo sull’uccisione di Matteo Vinci che vede imputati alcuni componenti della famiglia Mancuso di Limbadi.

Le parole della famiglia Vinci

«La Regione Calabria mente, sapendo di mentire, quando afferma che non era a conoscenza dell’apertura del dibattimento fissato per il 17.09.2019, laddove innumerevoli articoli di stampa l’avevano preannunciata in ogni fascia oraria negli ultimi 3 mesi». Poi aggiunge: «E il compito di monitoraggio dei fenomeni mafiosi assunto  in capo alla commissione regionale antimafia come è stato svolto in questa circostanza? Anch’essa ignara di questo cruciale passaggio della storia della Calabria? A questo punto i vertici politici non possono rimanere silenti ulteriormente». E l’attacco prosegue: «Provando a mettere una toppa aggiunge (il portavoce?) che la Regione Calabria non è stata indicata da nessuno come parte offesa. Se questa castroneria è stata esternata da qualche dirigente, non ce ne meravigliamo. Ma se è stata avallata dall’avvocatura, la cosa è allarmante: significa sconoscere le tre importanti norme contenute negli articoli 74-91-93 del codice di procedura penale, che disciplinano l’esercizio dei diritti e delle facoltà per l’azione civile degli Enti e delle associazioni senza scopo di lucro nel processo».

 

Ce n’è anche per Libera, le cui dichiarazioni – «non in tutti i processi ci costituiamo parte civile… né abbiamo tempo e risorse» – sono suonate al legale e alla famiglia come «sprezzanti», dato che si è trattato di un «attentato eseguito con modalità terroristiche che ha falciato la vita di un giovane che, difendendo la propria famiglia dalla protervia mafiosa dei Mancuso, difendeva la libertà di tutti».

 

La replica del coordinamento regionale Libera

«Il coordinamento regionale di Libera Calabria, riunitosi in questi giorni a Vibo Valentia, esprime profonda amarezza per le note polemiche poste in essere dalla difesa dei coniugi Vinci, nel processo per l’omicidio del loro congiunto, tese ad evidenziare la mancata costituzione parte civile della stessa Associazione. Al di là del dato tecnico statutario, in Calabria Libera si è costituita parte civile in importantissimi processi contro la ‘ndrangheta come Meta, Gotha, Kyterion e Jonny. Non si è costituita, nonostante le richieste, in altri processi pure importanti come Stige e Frontiera perché risulta materialmente impossibile la costituzione parte civile su tutti i processi contro la ‘ndrangheta, che meritano per loro stessa natura una costante attenzione da parte dell’Ufficio legale.

Ricorda, infine, che non “lasciare soli” i coniugi non significa soltanto essere presenti nel processo e che Libera ha fatto la sua parte, organizzando manifestazioni pubbliche, visite nel domicilio Vinci e in ultimo, ma non per ultimo, prelevare il sig. Francesco Vinci da diversi mesi ricoverato nel reparto grandi ustionati nell’Ospedale di Palermo. Auspica infine, che al termine delle fasi del giudizio si possa ottenere verità e giustizia sull’atroce ed assurdo omicidio di Matteo».

 

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