Reventinum, il ruolo della donna del boss e l'immagine della Madonna di Polsi

VIDEO | Indosso ad uno degli odierni arrestati è stata rinvenuta l'immagine della Madonna di Polsi indicativa per gli inquirenti dell'adesione a codici 'ndranghetistici. Inoltre, a far da tramite con i sodali, ci pensava la compagna del capocosca Domenico Mezzatesta detenuto per gli omicidi Iannazzo e Vescio 

di Luana  Costa
giovedì 10 gennaio 2019
13:32
36 condivisioni
Giuseppe Carubia, Nicola Gratteri e Marco Pecci
Giuseppe Carubia, Nicola Gratteri e Marco Pecci

Si stringe il cerchio attorno ai mandanti dell'omicidio dell'avvocato Francesco Pagliuso e del ferroviere Gregorio Mezzatesta. Il primo ucciso nell'agosto del 2016 all'ingresso della sua abitazione di Lamezie Terme e il secondo freddato in pieno centro a Catanzaro. Dopo aver individuato l'esecutore materiale dei due efferati omicidi, la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro delinea il contesto criminale nell'ambito del quale le due esecuzioni sono maturate.

 

La scissione delle famiglie

Con l'operazione scattata all'alba di questa mattina denominata non a caso denominata Reventinum e condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Catanzaro si tracciano i rapporti di forza tra le due famiglie - quella degli Scalise e dei Mezzatesta - radicate a cavallo tra Soveria Mannelli e Decollatura. Le due contrapposte cosche nate dalla scissione del gruppo storico della Montagna avviene, secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel 2001 con l'attentato subito da Pino Scalise. Momento storico in cui si affrancano dalle più note e influenti cosche lametine degli Giampà e degli Iannazzo-Cannizaro-Daponte cominciando ad operare con maggiore autonomia contendendosi il controllo del territorio. Le investigazioni svolte hanno consentito di ricostruire gli affari attorno cui orbitavano gli interessi delle due cosche: le costruzioni e la movimentazione terra. Ed è proprio nell'ambito di queste attività che è stato inquadrato anche un attentato incendiario avvenuto nell'agosto del 2017. ll danneggiamento di un capannone riconducibile ad una ditta operante nel settore del commercio di legname è stata, infatti, attribuita dagli inquirenti a Luciano Scalise e a Angelo Rotella, ma non per finalità estorsive ma per avvantaggiare una società concorrente e favorita dalla cosca.

 

Il sequestro di Pagliuso

Tra i reati contestati figura l'associazione mafiosa ma anche il sequestro di persona e la violenza privata per un episodio che ha visto coinvolto, due anni prima del suo omicidio, Francesco Pagliuso. L'avvocato lametino fu incappucciato, condotto con la forza da Lamezia Terme in una zona montana del Reventino, legato e costretto a stare dinnanzi ad una buca scavata con un mezzo meccanico. Pagliuso all'epoca difendeva Daniele Scalise, e secondo la ricostrizione degli inquirenti, fu proprio il padre Pino a decidere il sequestro dell'avvocato accusato di aver commesso errori nella linea difensiva del figlio.

 

La donna del boss e l'immagine della Madonna di Polsi

Durante le perquisizioni che si sono estese anche in Piemonte i carabinieri del nucleo investigativo hanno, inoltre, rinvenuto all'interno dell'abitazione di Ionela Tutuianu, compagna del capocosca Domenico Mezzatesta, denaro contante del valore di 130mila euro. Secondo gli investigatori era proprio lei a garantire la leadership del boss, attualmente detenuto e condannato per l'omicidio di Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, avvenuto nel bar Reventino nel gennaio del 2013. La donna si sarebbe occupata di recapitare i messaggi ai sodali del boss. Indosso ad uno degli odierni fermati è stato infine rinvenuta l'immagine della Madonna di Polsi indicativa, per gli inquirenti, dell'adesione a codici  'ndranghestici.

 

Luana Costa

 

LEGGI ANCHE: ’Ndrangheta, i fermati accusati del sequestro dell’avvocato Pagliuso ucciso due anni dopo

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Luana  Costa
Giornalista
Laureata con il massimo dei voti in Scienze della Comunicazione e della Conoscenza all’Università degli studi della Calabria di Cosenza, già a partire dall’anno successivo dal conseguimento dalla laurea intraprende l’attività giornalistica. Risalgono alla primavera del 2012 i primi articoli pubblicati sulle colonne della pagina catanzarese della Gazzetta del Sud, testata sotto la cui ala inizia a prendere confidenza con la professione. Con il trascorrere degli anni passa dai resoconti delle conferenze stampa e dei convegni alla realizzazione di inchieste su temi specifici quali sanità, rifiuti, politica, società municipalizzate e vertenze sindacali. La collaborazione è tuttora attiva.   Nel luglio del 2015 ottiene l’abilitazione allo svolgimento della professione certificata dall'iscrizione al relativo albo regionale dei giornalisti pubblicisti. A partire da gennaio del 2016 e fino al febbraio del 2017 è stata corrispondente da Catanzaro del quotidiano online Zoom24 con sede a Vibo Valentia. Oltre ad allagare le competenze anche alla sfera della cronaca, l’esperienza è risultata utile ai fini dell’apprendimento del sistema editoriale (Wordpress) e del confezionamento di notizie indirizzate ad una realtà più immediata e dinamica qual è il web.   Nel giugno del 2016 stringe una nuova collaborazione con la casa editrice Golfarelli con sede a Bologna, che cura la pubblicazione di periodici e riviste di settore. L’attività che tuttora svolge consiste nella redazione di testi e nella preparazione di interviste capaci di far emergere realtà imprenditoriali di successo nel panorama nazionale.

guarda i nostri live stream

Iscriviti alla newsletter

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti: