Operazione Iris contro clan Alvaro, gli indagati rimangono in carcere. In 4 ai domiciliari

L’indagine - condotta dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria- avrebbe consentito di delineare gli assetti attuali e gli interessi criminali del clan, uno dei più agguerriti del mandamento tirrenico della ‘ndrangheta

 

27 settembre 2018
21:51
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Quattro ai domiciliari, tutti gli altri restano in carcere. Così ha deciso il gup del Tribunale di Palmi Barbara Borelli che, alla fine di una lunga giornata, ha convalidato il fermo emessa dalla Dda di Reggio Calabria il 24 settembre scorso, contro la cosca Alvaro di Sinopoli.

 

Convalidata la misura cautelare in carcere per Raffaele Alvaro detto “pagghiazza”, Carmine Alvaro detto “u bruzzise”, Carmine Alvaro detto “u lumbici”, Carmelo Alvaro detto “Carmine Bin Laden”, Paolo Alvaro, il sindaco di Delianuova Franco Rossi, Rocco Rugnetta, Antonino Bonforte “u topu”, Saverio Napoli, Francesco Paolo Sergio, Domenico Rugolino, Giuseppe Foti, Sebastiano Callea. Ai domiciliari vanno  Giuseppe Alvaro,  classe ’32 detto “u rignusu”, Giuseppe Alvaro classe ’46 “u trippitaru”, Giuseppe La Capria e Rocco Calabrò.

 

L’indagine è stato condotta dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria e coordinata dal procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e dal sostituto procuratore Giulia Pantano, è stata avviata nell’estate del 2013 e avrebbe consentito di delineare gli assetti attuali e gli interessi criminali della cosca Alvaro, una delle più agguerrite cosche del mandamento tirrenico della ‘ndrangheta; di documentarne le cointeressenze con altre cosche dei mandamenti della provincia reggina e suffragare, infine il ruolo egemone dei “signori della montagna” nell’area ricompresa tra i comuni di Oppido Mamertina, Sinopoli, Delianuova e Cosoleto.

 

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